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Il compito di dare senso al non-senso
Don Francesco Cassol ha trovato la morte nel sonno, nelle campagne della Murgia barese, colpito all’addome da un colpo di fucile nella prima ora del 22 agosto.
Dormiva a un metro di distanza dall’altro dei goumiers con cui stava condividendo l’esperienza. Il suo assassino, sparato il colpo fatale, ha raggiunto i
giovani e, sconvolto, li ha minacciati. Qualcuno si sveglia. Don Francesco, in posizione fetale, sembra dormire profondamente e gli altri rispettano il suo sonno, ignari
che è ormai il sonno solenne della morte. L’assassino si costituisce poche ore dopo: è un bracconiere, ha scambiato i sacchi a pelo distesi a terra per
un branco di cinghiali. Il caso, agli occhi umani, è risolto, ma la vicenda ha dell’incredibile, e tanto più il fatto si fa chiaro tanto più
resta misterioso. Non dell’intrigo dei romanzi gialli, o del segreto con cui delitti orrendi restano senza un colpevole: del mistero in cui sono avvolti i destini
delle persone. Perché don Francesco? Perché a quell’ora un cacciatore è passato? Perché ha colpito quel sacco a pelo e in quel punto?
Perché, Signore? Nell’Occidente di oggi, la persecuzione verso la fede non è tanto quella dell’odio feroce, ferino, con cui i cristiani sono
stati osteggiati nei secoli passati e che patiscono in Paesi tanto diversi dai nostri. È invece il lento martirio del non senso. È la tentazione di pensare
che tutti gli sforzi siano inutili, è constatare che il mondo non cambia, è riconoscere che la scristianizzazione avanza, è vedere una società
che non si lascia bruciare dal fuoco del Vangelo.
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Tanti “grazie” commossi al funerale di don Francesco Cassol
Tanta gente, tanto dolore e commozione, ma anche tanti “grazie”. Questala parola che è risuonata più e più volte durante il funerale di
don Francesco Cassol, il sacerdote di Belluno-Feltre ucciso in Puglia da un colpo di fucile mentre dormiva sotto le stelle domenica 22 agosto nel corso di una settimana di
esercizi spirituali itineranti. “Grazie” per quello che don Francesco ha saputo essere, grazie per la testimonianza che ha lasciato, grazie per come ancora ci
seguirà dal cielo.
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Nove classi in più alla scuola bellunese
Nove classi in più per la scuola bellunese. La bella novità, che consente di risolvere alcune situazioni critiche nei Comuni
di Belluno, Seren del Grappa, Pedavena, San Gregorio nelle Alpi e Feltre, è frutto di un’iniziativa delle strutture che governano la scuola a livello
provinciale e regionale che hanno deciso di integrare le iniziali previsioni di organico.
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Biblioteca rinnovata a Pieve di Cadore
“Finalmente Pieve di Cadore ha nuovamente la sua biblioteca”, ha affermato il sindaco Maria Antonia Ciotti subito dopo aver tagliato il nastro inaugurale della
struttura che ora si presenta rinnovata e funzionale, con una dotazione di 2.500 volumi ai quali se ne aggiungono altri 1.300 della biblioteca di Nebbiù, collegata
in rete, e 160 film del periodo 1950-2000.
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Anche il presidente del Cai per il rifugio Boz
A distanza di quarant’anni dalla sua erezione, il rifugio Bruno Boz, nel gruppo del Cimonega (sul tracciato dell’Alta Via n.2 delle Dolomiti), ha vissuto
un’altra giornata storica. In un mattino dai colori cristallini, alla presenza anche del presidente generale del Cai, la sezione di Feltre del Club Alpino Italiano
ha inaugurato i nuovi locali della struttura destinati a dormitorio e bivacco invernale.
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