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Martedì 14 novembre 2017

Vende la Chevrolet sotto sequestro, sette mesi di reclusione






Il proprietario era stato fermato dalla Stradale.

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Nel novembre 2013, una pattuglia dipendente del Distaccamento Polizia Stradale di Valle di Cadore, nel corso di un normale servizio istituzionale, fermava e sottoponeva a controllo una Chevrolet munita di targhe prova di nazionalità austriaca, di proprietà di B. M. , veneto e residente in provincia di Treviso e condotto da D.G.V. , quarantenne, di origine campane ma residente in Lazio. Nel corso dei controlli emergeva che il mezzo risultava essere regolarmente munito di proprie targhe italiane, per cui, le targhe al momento esposte erano da considerarsi abusive, che non aveva al seguito i documenti di circolazione e che era sprovvisto di assicurazione. Sul posto, in base ai dati certi acquisiti, il conducente veniva perseguito ai sensi delle relative norme violate e il veicolo sottoposto a fermo amministrativo e sequestro. Tempo dopo, il conducente si presentava presso il Distaccamento di Valle di Cadore chiedendo l’affidamento del veicolo in questione al fine di custodirlo in altra sede e in particolare in un paese in provincia di Treviso, rendendo noto anche il nome della strada e il numero civico. Ulteriori accertamenti eseguiti dal Distaccamento di Valle di Cadore facevano emergere come il veicolo, in contrasto con lo stato di indisponibilità previsto dai fermi amministrativi, fosse stato, nel frattempo, venduto ad altra, ignara persona residente in provincia di Padova. Interessata della vicenda altro reparto della Polizia Stradale, emergeva che il numero civico della strada indicata da D.G.V. Come luogo di deposito del mezzo in realtà era inesistente. Per quanto emerso, D.G.V. veniva ulteriormente deferito all’autorità giudiziaria in concorso con l’originario proprietario del mezzo, B.M., per numerose ipotesi di reato, che andavano dalle false dichiarazioni alla mancata osservanza degli obblighi gravanti sui custodi di beni sottoposti a fermi amministrativi. A conclusione della vicenda, il Tribunale di Treviso ha condannato D. G. V. alla pena di mesi sette di reclusione e alla multa di 150 euro, più il pagamento delle spese processuali.

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