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Mercoledì 6 dicembre 2017

Fusioni di Comuni, incontro in Regione






La Regione del Veneto è impegnata a promuovere le fusioni e le sostiene con 6 milioni di euro di fondi che dovrebbero essere confermati anche per il 2018.

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«Con il decreto legge 78 del 2010 lo Stato ha introdotto l’obbligo per i piccoli comuni dell’esercizio in forma associata delle funzioni fondamentali. Tra le forme giuridiche è prevista anche quella della fusione di comuni che in questi anni ha visto in Veneto una crescita di interesse passando da incombenza normativa a essere vista come reale opportunità per i territori. Ed è questo il messaggio che vogliamo sia colto».

Con questa considerazione il vicepresidente della Regione Gianluca Forcolin ha incontrato oggi a Palazzo Balbi le 14 amministrazioni locali per le quali è in corso attualmente la procedura di fusione e la cui popolazione si esprimerà con un referendum consultivo nelle giornate del 17 dicembre 2017 e del 21 gennaio 2018, per presentare gli Indirizzi programmatici relativi all’approvazione del nuovo Piano di riordino territoriale, con particolare riferimento ai procedimenti di fusione. Si tratta di Falcade e Canale d’Agordo in provincia di Belluno, Belfiore, Caldiero, Roncà e S. Giovanni Ilarione in provincia di Verona, Arsiero, Tonezza del Cimone, Barbarano Vicentino e Mossano in provincia di Vicenza, Saletto, S. Margherita d’Adige, Megliadino San Fidenzio e Megliadino San Vitale nel padovano. In tutto sono chiamati alle urne 35.340 elettori in un territorio di 322 kmq. di superficie

Forcolin ha ricordato che in Veneto sono 190 i comuni sotto i 5 mila abitanti e quelli sotto i 3 mila abitanti sono circa il 20% del totale, ma rappresentano il 45% del territorio veneto, con servizi spesso correlati. «Le esperienze di associazionismo intercomunale - ha aggiunto - unite alle casse disastrate che ogni amministrazione pubblica si ritrova hanno reso più semplice e funzionale il passaggio culturale ai processi di fusione, che presentano diversi tipi di vantaggi a partire da quelli finanziari, con incentivi sia regionali, che statali. Un risultato a cui si è arrivati grazie al lavoro di squadra fra Regione, enti locali interessati, Anci e Uncem».

Ora lo snodo fondamentale, in attuazione della legge regionale n.18/2012, è rappresentato dal Piano di Riordino Territoriale, approvato nel 2013 e attualmente in fase di revisione. Gli obiettivi sono semplificare i livelli di rappresentanza istituzionale, favorire i processi di fusione, programmazione strategica del territorio, gestione efficiente delle funzioni comunali e dei servizi, formazione del personale degli enti locali.

I fondi stanziati nel bilancio regionale 2017, a favore dell’associazionismo comunale e delle fusioni, testimoniano l’impegno della Regione nel promuovere iniziative a tutto campo. Si tratta di 6 milioni di euro che, se non ci saranno ulteriori tagli da parte dello Stato, saranno confermati anche per il 2018.

Le precedenti esperienze di fusione tra comuni in Veneto hanno dato vita ai comuni di Porto Viro (1994), Due Carrare (1995), Quero Vas (2013), Longarone (2014), Alpago (2016), Val di Zoldo (2016) e Val Liona (2017). È in corso di istruttoria la richiesta di fusione tra i comuni di Frassinelle e Polesella in provincia di Rovigo.


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