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Domenica 15 aprile 2018

Chi sono e cosa vogliono i giovani? Come aiutarli?






Cultura dei sentimenti e formazione della personalità: questa una delle risposte del convegno organizzato da Federmanager Treviso e Belluno.

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Chi sono, cosa vogliono e soprattutto come aiutare le nuove generazioni digitali a diventare parte attiva del mondo del lavoro? Queste le domande alla base del convegno organizzato nel pomeriggio di sabato 14 aprile a Treviso da Federmanager Treviso e Belluno, organizzazione che raggruppa quasi 1200 dirigenti industriali delle due province. Tra i relatori il filosofo e sociologo Umberto Galimberti, di cui è appeno uscito per Feltrinelli il libro "La parola ai giovani", e Anna Comacchio del dipartimento di management dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.

"I giovani – ha detto il presidente di Federmanager Treviso e Belluno, Marzio Boscariol – sono l’unico, vero ed essenziale patrimonio per un sistema Paese che deve saper guardare al futuro. La nostra classe dirigente ha bisogno di giovani manager, basti pensare che oggi la metà dei dirigenti associati di Treviso e Belluno rientra nella fascia di età di 50-60 anni, che l’età media è di 53 anni e che solo poco più del 2 per cento hanno meno di 40 anni. Serve cambiare mentalità, investendo sui giovani, non solo sull’aspetto di preparazione e di specializzazione, ma soprattutto sulla cultura e sulla personalità individuale".

"I giovani oggi – ha spiegato il professor Galimberti – vivono in una sofferenza culturale che si chiama mancanza di futuro. Con di fronte a loro un futuro imprevedibile, che non dà alcuna motivazione. Il nostro compito, da adulti, è di saperli formare soprattutto come uomini e di educarli alla cultura dei sentimenti. Perché è proprio la cultura che fa la differenza e in Italia manca, visto che siamo all’ultimo posto in Europea e comprensione di un testo scritto".

Cultura dei sentimenti e formazione della personalità che sono proprio alla base di alcuni progetti, come quello portato avanti dal dipartimento di management dell’Università Ca’ Foscari. "Si tratta – ha raccontato Anna Comacchio – di un progetto innovativo a livello internazionale le cui parole chiave sono: consapevolezza della propria intelligenza emotiva e sociale. Lavoriamo sulle competenze trasversali dei giovani, sulla loro visione, sulle loro passioni e sui loro sogni. Investendo, quindi, non solo sulla conoscenza ma sull’intuizione e sulla capacità di riconoscere gli schemi. E’, in pratica un laboratorio di competenze sociali ed emozionali, che insegna ai giovani ad essere adattabili, resilienti e ad avere forme di autocontrollo".


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