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Mercoledì 13 giugno 2018

MW contro il raduno dei quad al San Pellegrino






«Ecco i danni dei quad. Ora i Comuni facciano ripristinare ogni tratto di terreno coinvolto».

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Si è concluso in Valle del Biois il terzo raduno dei quad. L’iniziativa è stata fortemente osteggiata dall’associazione Mountain Wilderness, che parla di autorizzazione «illegittima» concessa dalle amministrazioni comunali di Falcade, Cencenighe, San Tommaso Agordino, Canale d’Agordo e dalla Regione del Veneto.

«I Comuni hanno ritardato la trasmissione di ogni informazione all’associazione», scrive Mountain Wilderness in una nota alla stampa, «le autorizzazioni richieste ci sono pervenute il giorno prima dell’evento, venerdì 8 giugno, tutte assieme, solo dopo la nostra diffida di denuncia alle amministrazioni pubbliche per omissione di accesso ad atti pubblici». Mw si aspettava di più anche dal tribunale: «Ad oggi non abbiamo nessun tipo di comunicazione dalla Procura della Repubblica di Belluno riguardo gli esposti presentati lo scorso anno, in tempi più che utili per evitare la manifestazione».

La manifestazione di quest’anno è stata impedita in Trentino, «ma ugualmente i rambo delle montagne hanno potuto scorrazzare su sentieri, piste boscate, piste di sci, strade forestali, comunali e provinciali per 100 chilometri. Le foto dimostrano gli evidenti danni apportati al cotico erboso, alla viabilità pubblica, perfino nel cuore di una vasta torbiera dove i Quad hanno distrutto i formicai, che rappresentano un prezioso indice della qualità ambientale del luogo».

«Con la nostra presenza discreta lungo il percorso», afferma ancora Mountain Wilderness, «abbiamo anche appurato come questo appuntamento non sia bene accetto dalla popolazione. Tantissimi soggetti, specialmente quelli che lavorano veramente la montagna, quindi allevatori o boscaioli, ma non solo, hanno sopportato malvolentieri l’evento. Ci hanno fornito descrizioni degli organizzatori molto negative, come gente che pretende l’utilizzo del territorio, senza mai scendere dal mezzo per pulire una canaletta o per ripristinare un danno fatto».

Negativo il giudizio anche sulle scelte della società impiantistica che gestisce gli impianti del Col Margherita (Società Impianti a Fune San Pellegrino e Col Margherita), «che si è dimostrata solerte a offrire le autorizzazioni per l’assalto alle alte quote, attraversano proprietà pubbliche e private, delle quali posseggono solo la concessione d’uso per l’attività sciistica. Se la società impiantistica investisse in un minimo di etica precludendo il passaggio del raduno ogni problema sarebbe risolto».

La nota si conclude con ml’auspicio che «le Pubbliche Amministrazioni che hanno rilasciato le autorizzazioni subordinate al rispetto di specifiche prescrizioni, siano attive nel pretendere dagli organizzatori, in tempi rapidissimi, il ripristino della viabilità, della cotica erbosa gravemente danneggiata e possibilmente anche qualche lavoro di miglioria della viabilità, ad esempio sostituendo le decine e decine di canalette ormai inservibili al drenaggio delle acque».


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