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Mercoledì 21 novembre 2018 ‐ Pres. Vergine Maria, Madonna della Salute

Un Osservatorio per un mondo del lavoro al passo con i tempi






Il nuovo strumento, coordinato dalla Provincia di Belluno, metterà insieme imprese, scuola, istituzioni, centri per l’impiego, sindacati.

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Percorsi di formazione per la riqualificazione professionale, nuovi indirizzi di studio nelle scuole, specializzazioni tecniche post diploma. Sono alcuni degli obiettivi a cui mira l’Osservatorio provinciale delle competenze. L’avvio del progetto è stato illustrato oggi, mercoledì 21 novembre, a Palazzo Piloni. Si tratta di uno strumento volto a studiare e valutare i fabbisogni di competenze delle imprese del territorio provinciale verificando le esigenze di formazione e qualificazione espresse dai diversi settori produttivi e territoriali. In pratica, un modo efficiente ed efficace di far incontrare domanda e offerta di lavoro.


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«Andremo a definire già nei prossimi giorni la composizione dell’Osservatorio», anticipa Ivan Minella, consigliere all’innovazione della Provincia di Belluno. «Ci siamo posti una vera e propria sfida». La difficoltà delle imprese nel trovare le figure professionali ricercate e la necessità di avviare percorsi di ricollocamento è emersa anche di recente nel Bellunese: basti pensare a uno dei "casi" più noti, quello dell’Acc di Mel. Un tavolo provinciale si è riunito più volte per ricollocare i dipendenti che rischiavano il posto di lavoro e la vicenda non si è conclusa nel migliore dei modi. «È assolutamente necessario arrivare a una svolta: a questo serve un strumento innovativo e agile come l’Osservatorio, che potrà essere di continuo implementato attraverso i dati raccolti», commenta Andrea Ferrazzi, direttore di Confindustria Belluno Dolomiti. «Il progetto è realizzato nell’ambito delle iniziative proposte dal Digital Innovation Hub, attivo all’istituto Negrelli di Feltre e finanziato con i Fondi dei Comuni di confine».

Il coordinamento dell’Osservatorio sarà in capo alla Provincia di Belluno. Delle fasi di studio e dei passaggi tecnici si occuperà la Fondazione Adapt di Bergamo, un’associazione senza fini di lucro fondata da Marco Biagi nel 2000, con l’obiettivo di sostenere un sistema di relazioni industriali e un mercato del lavoro di maggiore qualità. «Abbiamo già stilato un cronoprogramma», fanno presente Minella e Francesco Seghezzi, direttore di Adapt. «Nei prossimi giorni sarà creato il gruppo di lavoro, composto da imprese, scuola, istituzioni, centri per l’impiego, agenzie per il lavoro, sindacati. A gennaio sarà pronto un questionario, che verrà poi distribuito alle imprese per conoscere i fabbisogni di competenze. Tra aprile e maggio contiamo di poter già arrivare a dei risultati concreti e all’attivazione di progetti».

Qualche esempio? In provincia di Belluno non esiste un Its, ossia un istituto tecnico post diploma, che può essere frequentato al posto dell’università. L’Osservatorio potrebbe contribuire a far nascere un percorso di questo tipo. Ma anche spingere lo sviluppo della formazione per la riqualificazione professionale e incentivare indirizzi di studio innovativi all’interno delle scuole superiori. «La spinta all’innovazione richiede nuove competenze», aggiunge Seghezzi, «ed è complesso riuscire a rispondere in modo veloce. L’Osservatorio, grazie alla sua dimensione geograficamente limitata, riuscirà a coinvolgere in modo efficiente i diversi soggetti».

E non si parla solo di mondo della scuola e imprese. «Bisogna maturare la consapevolezza che il problema occupazione riguarda tutti», prosegue il direttore di Adapt. «Ecco perché la partecipazione del Consorzio Bim Piave a questo progetto è stata attiva e puntuale», mette in risalto il presidente, Umberto Soccal. «Il percorso che si sta avviando deve coinvolgere anche gli enti locali: pure questi ultimi soffrono l’assenza di personale qualificato. Senza dimenticare che è necessario mettere in campo delle azioni per evitare che i nostri giovani se ne vadano dal territorio provinciale».

Un concetto ribadito anche da Paolo Perenzin, sindaco di Feltre, dove è stato avviato il Digital Innovation Hub. «Capita spesso di sapere di aziende che non riescono a trovare le figure che cercano e, dall’altro lato, la scuola privilegia la parte teorica», riflette. «Molte volte le esperienze pratiche si cercano lontano, addirittura all’estero, quando invece ci sarebbero diverse possibilità vicino a casa. Per fare un salto di qualità è necessario che i due "mondi" si incontrino».


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