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Lunedì 3 dicembre 2018 ‐ S. Francesco Saverio

Mancano i pediatri, l’Ulss corre ai ripari






Siglata una convenzione con l’ospedale Santobono di Napoli per coprire i turni. Ma non è la soluzione: servono assunzioni.

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La direzione dell’Ulss 1 Dolomiti, per individuare graduatorie da cui poter attingere, ha contattato tutte le altre aziende sanitarie del Veneto e non solo. E si è infine arrivati all’attivazione di una convenzione con l’ospedale pediatrico Santobono di Napoli, che metterà a disposizione, con turni, alcuni dei suoi professionisti. L’obiettivo è riuscire a far fronte alla carenza di pediatri.


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«Un problema che riguarda tutti i reparti della provincia di Belluno», fa presente Adriano Rasi Caldogno, direttore generale dell’Ulss 1 Dolomiti. I numeri ci sono se si contano i pediatri di libera scelta, ossia quelli che operano con ambulatori sul territorio. C’è anche una buona notizia: per la prima volta, dopo cinque anni, l’area del Cadore è del tutto coperta. Mancano invece i pediatri ospedalieri. La situazione non è del tutto nuova e crea parecchia preoccupazione. «L’organico nel reparto del San Martino di Belluno conta 4 pediatri; 5 con il primario Luigi Memo che, dal 1° gennaio 2019, andrà in pensione», spiega Rasi Caldogno. «Una pediatra è in maternità e con il nuovo anno un’altra se ne andrà da Belluno, in quanto ha vinto un concorso in un’altra Regione. Con il 2019 si scenderà quindi a 3 specialisti».

Lo stato di cose non è migliore all’ospedale di Feltre dove, accanto al primario Stefano Marzini, ci sono altri 4 medici. «La situazione è molto pesante e lo diventerà ancor di più dal prossimo anno», dice preoccupato il direttore generale dell’Ulss 1 Dolomiti. «Abbiamo una dozzina di autorizzazioni per assunzioni di specialisti, compresa quella per la sostituzione del dottor Memo. L’Azienda 0 sta seguendo tutto l’iter del concorso».

Intanto, per "tamponare" una situazione di certo non semplice l’Ulss 1 Dolomiti ha preso contatto con il direttivo dell’Associazione italiana tra gli ospedali pediatrici (Aopi) e ha attivato una prima convenzione, che permette di acquisire turni di medici specializzati in pediatria. «La convenzione siglata il 29 novembre con l’ospedale Santobono di Napoli ci permetterà, tra la fine di quest’anno e l’inizio del 2019, di coprire tutta una serie di attività», aggiunge Rasi Caldogno. «Si può attingere fino a un massimo di 56 turni al mese. Turni di 12 ore ciascuno a 100 euro. Si parla quindi di importi per circa 700 mila euro. Ovvio che il nostro obiettivo sono assunzioni definitive e ci auguriamo che questa "fisarmonica" si possa contenere».

«Stiamo navigando a vista e queste misure "tampone" sono necessarie per garantire, da qui fino a inizio gennaio, la copertura dei turni in entrambi i reparti», ribadisce. «Abbiamo due neonatologie, funzionali e presupposto per il funzionamento dei rispettivi punti nascita. A Feltre ci sono poco meno di 800 parti all’anno, a Belluno tra i 650 e i 700. Non di meno, bisogna dare garanzia all’attività ambulatoriale e di ricovero».

La direzione dell’Ulss 1 Dolomiti è ben conscia che non si può pensare di mandare avanti un reparto con medici in rotazione. «La Regione del Veneto ha fatto proprie le istanze che abbiamo sollevato», dice ancora Rasi Caldogno con il direttore sanitario, Giovanni Maria Pittoni. «Se non ci saranno risposte, ci vedremo costretti a prendere decisioni molto drastiche. Ma non vogliamo nemmeno pensare alla possibilità di chiusura di reparti. È assolutamente necessario dare stabilità al servizio offerto nel nostro territorio».

Per un certo periodo l’azienda sanitaria provinciale ha potuto attingere a un bacino di specializzati che comprendeva anche le regioni del Centro Sud Italia, in particolare quei territori che, in seguito al commissariamento, non potevano procedere con assunzioni. «Ora la situazione è cambiata, andando ad acuire un contesto già difficile», prosegue Rasi Caldogno. «L’Italia è l’unico paese in Europa ad avere la pediatria di base che, sia per motivi di orari che economici (un pediatra di libera scelta guadagna quasi quanto un primario d’ospedale, ndr), viene sempre più spesso preferita alla professione ospedaliera. Non dimentichiamo che l’85% dei pediatri è donna ed esercitare la libera professione permette di coniugare meglio lavoro e vita familiare», mettono in risalto Memo e Marzini. «Di certo non bastano gli incentivi. Il Veneto ha concesso un 30% in più di borse di pediatria, ma i risultati si vedranno tra cinque anni».

In un panorama parecchio grigio c’è anche qualche notizia positiva. «Dopo anni, le pediatrie di base del Cadore sono coperte, con quattro medici di libera scelta che operano tra Cortina, Auronzo, Pieve e Santo Stefano di Cadore», continua Memo.

Buone nuove anche per l’ospedale di Pieve, in questo caso per il reparto di medicina. «Grazie a un concorso, dal 17 dicembre ci sarà un nuovo medico internista, che prenderà il posto dell’unità persa il 1° agosto scorso», precisa il direttore medico, Raffaele Zanella. «Sempre in medicina, l’11 novembre c’è stato un pensionamento, ma c’è già anche un nominativo per la sostituzione». Per far fronte alla carenza di organico, la medicina di Pieve ha ridotto i posti letto per pazienti acuti da 26 a 20. «Si dovrebbe tornare a regime con l’inizio del prossimo anno», conclude Zanella.


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