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venerdì 4 Aprile 2025,

Bentornato castoro (dopo cinque secoli)

Castoro europeo, Castor fiber. (Dion Art - opera propria - Wikipedia)

In premessa è opportuno sottolineare che l’Italia è un Paese a elevatissima diversità biotica, uno degli stati europei più ricchi di habitat e specie. Un vero hot-spot di biodiversità nell’ambito europeo, sia per ragioni geografiche legate alla sua posizione meridionale a cavallo tra Est e Ovest, sia per la sua grande estensione Nord-Sud, sia per la grande sovrapposizione di domini biogeografici diversi che si verifica in varie zone della Penisola (Italia nord-orientale, centrale, centro-occidentale ed insulare).

In questo momento di crisi ecologica globale, dovuta al riscaldamento climatico, all’inquinamento, alla sovrappopolazione e alla grande invadenza dell’uomo in tutto il mondo, tuttavia, molte specie e comunità animali sono a rischio anche nel bel Paese. Il fenomeno è generalizzato e decisamente preoccupante, ha già portato all’estinzione molti organismi viventi, con il rischio concreto di perderne molti altri prima ancora di averli descritti.

Castoro europeo, Castor fiber. (Dion Art – opera propria – Wikipedia)

Su scala locale, tuttavia, si assiste a fenomeni apparentemente inversi, col ritorno di alcune specie animali da tempo scomparse o quasi estinte. Il ritorno di questi animali è senza dubbio un segnale positivo per l’integrità degli ecosistemi, per la bio-diversità e per l’ambiente nel suo complesso, ma può creare una certa confusione di percezione e dev’essere spiegato nel dettaglio.

Le cause di questi ritorni, infatti, sono assai diverse fra loro.

In alcuni casi assistiamo a ritorni autonomi, favoriti dall’espansione del bosco (Cervo, Lupo, Gatto selvatico), dalla riduzione dell’inquinamento da pesticidi (Pipistrelli, Lontra), oppure dall’ombrello garantito da numerose Leggi di protezione Europee, Nazionali e Regionali (tutte le specie).

In altri casi questi ritorni sono dovuti a re-introduzioni volute dall’uomo e collegate ad un atteggiamento più sensibile nei confronti dell’ambiente e della bio-diversità (Lince, Stambecco, Marmotta, Castoro); ci sono, infine, casi di colonizzazione spontanea da Est (Faina, Tortora dal collare orientale, Sciacallo dorato).

Il caso del Castoro europeo

Estinto nell’Italia padana nel corso del XVI secolo, il castoro europeo Castor fiber è stato in seguito eliminato da gran parte dell’Europa per l’eccessiva pressione venatoria.

La specie era infatti molto apprezzata sia per le carni, sia per la pelliccia, sia per il castoreum, un secreto oleoso prodotto dalle sue ghiandole perianali.

Quest’ultimo serve al castoro europeo per marcare il territorio familiare, ma è molto ricco di acido salicilico -che l’organismo dell’animale estrae dalle cortecce di salice- ed ha un forte e persistente odore intermedio tra il cuoio e la vaniglia.

Per queste ragioni l’olio estratto dalle ghiandole perianali del castoro europeo veniva utilizzato sia come medicinale -una sorta di aspirina ante litteram- sia nell’industria dei profumi -per il suo odore dolciastro di cuoio, un profumo caldo, animale, ottimo per produrre deodoranti maschili- e aveva perciò elevato valore commerciale.

Le ragioni dell’estinzione del grande roditore in gran parte dell’Europa possono essere ricondotte a questi suoi trascorsi utilizzi antropici, ma la sua reintroduzione in diversi paesi europei lo sta riportando in molti bacini fluviali, dove agisce come insostituibile moltiplicatore di biodiversità.

In Italia è ricomparso nell’autunno 2018 (Comune di Tarvisio, ex Provincia di Udine), e poi nel corso del 2020 (Val Pusteria, ex Provincia di Bolzano), successivamente in Piemonte (ex Provincia del Verbano-Cusio-Ossola), con più recenti presenze fino al Parco del Ticino in Lombardia (ex Provincia di Milano). Ancor oggi, tuttavia, il castoro sembra essere presente nell’Italia settentrionale con pochi esemplari in gran parte derivanti dall’espansione naturale delle popolazioni reintrodotte in Austria tra gli anni ’70 e ’90 del secolo scorso e da quelle reintrodotte in Svizzera tra gli anni ’50, ’60 e ’70 del XX secolo. Da queste popolazioni sorgente i castori si sono mossi autonomamente grazie a dispersal rates -capacità di dispersione- che possono toccare i 200 km all’anno.

Alcune re-introduzioni clandestine hanno però portato alla costituzione di diversi nuclei popolazionali anche in Toscana (condivisi tra le ex Province di Siena, Arezzo e Grosseto) -già riproduttivi-, in Umbria (almeno in quattro comuni), in Valtiberina (Lazio, nella ex Provincia di Rieti) e in Campania (Fiume Volturno fra le ex Province di Isernia e Caserta).

Mettendo in fila le attuali conoscenze, insomma, la popolazione di castori in Italia sta crescendo rapidamente e dovrebbe già aver ampiamente superato la cinquantina di esemplari.

L’impatto del castoro sulle attività antropiche sembra essere limitato alla riduzione della stabilità spondale dei corsi d’acqua, che in zone agricole o urbane pensili -situate sotto il livello della rete idrografica locale- può causare allagamenti per la più facile rottura degli argini. In alcuni Paesi dov’è stato re-introdotto, inoltre, causa talvolta allagamenti sommergendo coltivazioni a discreta redditività. In Austria, ad esempio, sono già state richieste deroghe alla protezione garantita alla specie, avviando le pratiche per la rimozione di alcuni animali al fine di proteggere dagli allagamenti alcune coltivazioni.

In Europa la specie è protetta dagli Allegati II e IV della Direttiva Habitat 92/43 CEE, ma le popolazioni illegalmente reintrodotte in Italia dovrebbero essere eliminate (come indicato dall’ATit -Associazione Teriologica italiana- e dall’Ispra). Questa (estrema) posizione è suggerita dalla necessità di prendere le distanze da operazioni illegali di immissione faunistica, che oltre a non essere controllate dal punto di vista sanitario e genetico possono portare forte conflittualità locale, pregiudizievole per tutte le attività di re-introduzione programmate per sostenere la bio-diversità in maniera eco-compatibile.

L’ipotesi di intervenire sulle popolazioni centro-sud italiche con interventi di controllo o rimozione appare tuttavia molto remota, sia per il gran numero delle Regioni -gli Enti che dovrebbero effettuare le rimozioni- ormai coinvolte dalla distribuzione dei castori peninsulari, sia per questioni legali internazionali. In casi analoghi avvenuti nella Penisola Iberica, infatti, l’Unione Europea ha in passato concesso un certo lasso di tempo per eliminare le popolazioni costituite illegalmente, imponendone la successiva protezione se l’eradicazione non fosse stata compiuta entro 15 anni. Trascorso questo periodo erano stati catturati poco più di un centinaio di animali, ma l’eradicazione era ben lontana. Castor fiber è così divenuto fauna iberica protetta con lo stesso statuto di protezione europeo garantito alle popolazioni autoctone o legalmente re-introdotte (Allegati II e IV della Direttiva Habitat 92/43 CEE).

È abbastanza verosimile che la stessa cosa possa presto accadere nell’Italia centro-meridionale.

Ma la modifica dei corsi d’acqua operata dal castoro, con la creazione di specchi d’acqua lentici a corso rallentato, ha un impatto sempre positivo sulla comunità biotica locale. Sono già stati registrati effetti positivi su molte specie rare di anfibi, pipistrelli e piccoli mammiferi, ma nelle zone a corrente rallentata create dai castori si insediano anche molte rare specie botaniche, altrimenti relegate a relitti di torbiera e zone umide, da tempo sistematicamente bonificate.

La letteratura internazionale, inoltre, indica che le modifiche imposte ai corsi d’acqua dall’attività dei castori europei hanno una funzione essenziale nella regimazione delle acque in tempi di crisi idrica ed ambientale.

Il destino delle popolazioni italiane di castoro è ancora molto incerto, sia per il ridotto numero di fondatori delle micro-popolazioni dell’Italia settentrionale -ancora del tutto dipendenti da quelle austriache e svizzere- sia per l’origine del tutto illegale delle popolazioni dell’Italia centro-meridionale, della cui origine e stato sanitario non si sa ancora quasi nulla.

Ma la sua funzione ecologica di moltiplicatore della biodiversità fluviale è tale che la sua espansione naturale andrebbe favorita con iniziative parallele di monitoraggio e gestione dell’habitat.

In Italia la specie non figura fra quelle nominalmente protette dalla Legge Nazionale 157/92 perché nel 1992 era considerata estinta, ma è di fatto tutelata perché questo strumento legislativo considera protette tutte le popolazioni animali presenti in Natura, salvo che si ravveda la necessità di organizzarne il controllo con piani di gestione appositamente dedicati. Il DPR 3577/97, inoltre, ratifica e recepisce la Direttiva Habitat 92/43 in Italia e ne impone comunque la protezione nominale anche nel nostro paese.

5 commenti

  • Basta Co ste balle del ritorno spontaneo del Lupo….. E speriamo di sostituire presto la gomma con il piombo come deterrente

    • Il solito commento miserabile fatto da chi crede alle favole del lupo reintrodotto. (Narrativa che guardacaso viene sempre dai cacciatori e dal settore primario).

  • Analisi importante che connota assennatezza ed equilibrio. Spero che introducano anche qualche volume di biodiversità e ne impongano la lettura, così non sarà una “balla” affermare che tutti hanno letto almeno qualcosa nella loro esistenza.

    • Se il frutto di certe letture sono questi articoli, preferisco rimanere ignorante.

  • Vantarsi della propria ignoranza è lo specchio dei tempi.
    Mala tempora currunt.

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