L'Amico del Popolo digitale

3 L’Amico del Popolo 2 gennaio 2020 - N. 1 In provincia e nel mondo Azione legale coordinata contro il provvedimento sta- tale che introduce nuovi e pesanti vincoli su Auronzo e il Comelico. La avvieranno, con percorsi diversi ma con- divisi, la Regione, i Comuni oggetto del decreto ministe- riale e quasi certamente an- che la Provincia, alla quale la legge statale 56 affida la responsabilità dello «sviluppo strategico» del territorio, e la legge regionale 25 le funzioni amministrative in materia di «governo del territorio e tute- la del paesaggio». È la linea uscita dal tavolo tecnico riunitosi a Longarone, presenti l’assessore regionale Gianpaolo Bottacin, il presi- dente della Provincia Rober- to Padrin (con il consigliere delegato Massimo Bortoluzzi) e i sindaci dei Comuni inte- ressati dalla dichiarazione di notevole interesse ambien- tale e paesaggistico imposta dal Ministero per i beni, le attività culturali e il turismo (Mibact). «La Regione – sottolinea l’assessore Bottacin – si muo- verà su due binari: quello del Tribunale amministrativo e quello della Corte costituzio- nale. Si tratta di ricorsi che entreranno rispettivamente nel merito e nel metodo. Nel merito, sarà ribadito come questi vincoli determinano una paralisi della montagna con gravi ripercussioni econo- mico-sociali. Poi, a livello di Corte costituzionale, si cer- cherà di sollevare un conflit- to di attribuzione con lo Stato per lesione delle competenze in capo alla Regione». «Avviamo - afferma il presi- dente della Provincia, Padrin - un percorso comune per il bene del nostro territorio. Po- terlo gestire in maniera au- tonoma è una delle carte che ci possono dare una mano a progettare un futuro meno in- certo. La partita dei vincoli rappresenta un aspetto fonda- mentale sul terreno dell’auto- governo del Bellunese». «Avanti tutta con ricorsi condivisi. Il testo base - spie- ga il consigliere provinciale delegato Bortoluzzi - sarà lo stesso, poi ognuno dei sog- getti in campo procederà per quanto più rileva dal suo an- golo visuale. In questo modo potremo portare al Tar Lazio diverse sfaccettature delle conseguenze dei vincoli, co- me ha spiegato molto bene il sindaco di Comelico Superio- re, Marco Staunovo Polacco, quando ha ricordato che ne- gli uffici comunali ci sono già pratiche burocratiche bloccate a causa dei nuovi vincoli». Bortoluzzi ha lanciato infi- ne la proposta di un atto di indirizzo politico da portare in tutti i Consigli comunali: «Lo preparerà la Provincia, che lo approverà per prima. Non escludo l’ipotesi di un Consiglio provinciale stra- ordinario in Comelico, per dimostrare vicinanza al ter- ritorio». Determinata a centrare l’obiettivo il sindaco di Au- ronzo, Tatiana Pais Becher: «Dobbiamo concentrarci nello sforzo finale della raccolta del maggior numero di firme pos- sibile per l’atto di intervento che andrà a supporto dei no- stri ricorsi. Adesso più che mai è necessario mostrarsi uniti contro un provvedimen- to calato dall’alto». No a vincoli ingiustificati che non mirano al benessere delle popolazioni locali Pubblichiamo qui di seguito l’ordine del giorno ap- provato dal Consiglio della Magnifica Comunità di Cadore lo scorso 21 dicembre. «Il Consiglio generale della Magnifica Comunità di Cadore condivide pienamente lo sconcerto delle isti- tuzioni e delle popolazioni dei sei Comuni cadorini per l’adozione di un provvedimento di vincolo di gran parte delle aree dei loro territori alpini, già ampia- mente tutelati, oltre che dagli strumenti urbanistici comunali, dal Piano territoriale provinciale di coor- dinamento e dalla Rete di Natura 2000, cui dovrebbe aggiungersi anche il Piano paesistico regionale. L’in- tervento di vincolo promosso dalla Sovrintendenza per il Veneto è oltretutto di dubbia legittimità perché non riguarda tutte le aree dolomitiche oggetto del patri- monio Unesco, ma solo quelle a cavallo del Comelico e Val d’Ansiei, con l’evidente obiettivo di ostacolare e condizionare il progetto di ampliamento della zona sciistica di Comelico Superiore e il collegamento con Monte Croce, da tempo oggetto di un’iniziativa del Comune, condivisa da tutta la popolazione. Si ritiene sia un provvedimento ingiustificato e inop- portuno, destinato a complicare in futuro la vita e le iniziative locali, imposto unilateralmente senza tene- re sostanzialmente in alcun conto delle osservazioni formulate alla Sovrintendenza dai Comuni interessati e dalle Istituzioni regoliere, che da secoli sono efficaci strumenti di tutela delle risorse ambientali locali, ga- rantendo un uso sostenibile del patrimonio agro-silvo- pastorale e conservando i beni collettivi (inalienabili e indivisibili) nell’interesse sia delle comunità residenti sia di chi frequenta queste vallate nel rispetto delle culture locali. Si è invece dato pieno ascolto alle iniziative di talune associazioni ambientaliste che, senza avere alcun ef- fettivo radicamento nel territorio interessato, dimo- strano sfiducia nei responsabili locali e presumono di detenere il monopolio della verità sulle modalità di tu- tela delle Dolomiti Unesco, imponendo la loro visione e censurando in modo inaccettabile le delibere comunali contrarie ai nuovi vincoli, mentre sono di fatto indispo- nibili ad un confronto preventivo e trasparente con le istituzioni pubbliche e le associazioni locali sensibili ai valori ambientali, che hanno già più volte dimostrato di avere a cuore una concreta difesa del proprio terri- torio, tra l’altro combattendo già negli anni Settanta l’ipotesi sia di un’autostrada che avrebbe sconvolto il versante dolomitico di Comelico Superiore sia di un macrovillaggio turistico speculativo, cercando invece di promuovere iniziative di autosviluppo compatibili con l’ambiente. Nel richiamare l’importanza e la larghissima adesione alla mobilitazione e alla grande manifestazione tenuta a Padola il 1° giugno scorso, sostenuta da tutte le forze politiche, si sottolinea che è indispensabile far valere effettivamente il principio dell’autonomia e dell’au- togoverno delle istituzioni democratiche locali, che hanno il compito di trovare soluzioni utili per evitare l’esodo, specie dei giovani, garantendo una tutela atti- va delle risorse e presidiando il territorio, a beneficio anche dei non residenti. È un diritto-dovere che trova anche nella Costituzione la sua prima garanzia ed è assolutamente paradossale e inammissibile che taluni ambientalisti radicali affermino il contrario. Tanto premesso, il Consiglio generale della Magnifica Comunità di Cadore, nell’esprimere una ferma valuta- zione critica sui nuovi vincoli imposti, sollecita – aldilà delle tutele legali possibili – il sostegno concreto e l’impegno solidale delle autorità istituzionali nazionali e regionali e dei rappresentanti bellunesi negli organi di governo nazionali e regionali per ripristinare al più presto un’effettiva autonomia e il rispetto del principio democratico, riconoscendo la responsabilità delle scel- te sul proprio futuro alle istituzioni locali e a chi abita queste non facili, seppure bellissime, vallate alpine». LONGARONE - Il tavolo tecnico, riunitosi il 23 dicembre presenti il presidente della Provincia di Belluno, la Regione Veneto con i suoi consulenti legali e i sindaci dei Comuni interessati dalla dichiarazione di notevole interesse ambientale e paesaggistico con il loro avvocato. Il provvedimento di vin- colo promosso dal Mibact (Ministero per i beni e le attività culturali e il turi- smo) per l’area dolomitica a cavallo fra il Comelico e la Val d’Ansiei, al di là della legittimità che sarà accer- tata nelle sedi opportune, mette ancora una volta in discussione quella “capacità di autogoverno” per la quale le comunità alpine vengono frequentemente elogiate, e altrettanto frettolosamente deluse, da chi in nome di un’aristocratica visione del bene comune pratica la me- ra cultura dei vincoli anche per situazioni di limitato impatto ambientale. La Fondazione «Montagna e Europa» auspica che, dopo anni di proposte, la Regione Veneto si doti al più presto del Piano territoriale con valenza paesistica, provve- dimento che, se assunto, non darebbe spazio alla «fermez- za» del Ministero. A parte questa considerazione sulle incerte politiche pubbliche a favore dei territori montani del Veneto, la Fondazione «Montagna e Europa» rileva che un intervento di «prote- zione» calato dall’alto, come quello in questione, rappre- senta un grave segnale di distonia rispetto a chi, il territorio, abita e intende tenere più che mai vivo nel rispetto della sostenibilità, e pertanto esprime adesione alle iniziative che saranno intraprese dalle istituzioni locali per promuovere la re- visione dei vincoli imposti. In linea con sue prece- denti posizioni, la Fondazio- ne «Montagna e Europa» ri- badisce altresì l’esigenza che nell’ambito dell’auspicabile intesa fra lo Stato e la Re- gione Veneto sull’autonomia differenziata, in materia di beni ambientali trovi spazio il riconoscimento dell’auto- governo delle comunità al- pine anche di una Regione a statuto ordinario, così come statuito per le vicine Provin- ce autonome, dove le relative competenze sono esercitate a livello locale, senza che ta- le aspettativa portata avan- ti nel referendum provincia- le consultivo del 27 ottobre 2017 possa essere “bollata” come una deriva che cozza contro i principi di riferi- mento costituzionale sulla tutela del paesaggio. Di qui la proposta di un tavolo di confronto Stato- Regione-Provincia finaliz- zato a promuovere soluzio- ni utili a superare l’attuale “impasse”, le quali dovranno necessariamente implicare Il testo del decreto Le aree site nei territori dei comuni di Auronzo di Ca- dore, Comelico Superiore, San Nicolò di Comelico, San Pietro di Cadore, Santo Stefano di Cadore, Danta di Cadore qualificate come “Area Alpina compresa tra il Comelico e la Val d’Ansiei” sono dichiarate di notevole interesse pubblico ai sensi e per gli effetti dell’articolo 136, comma 1, lettere c) e d) del D. Lgs. n. 42/2004 e ss.mm.ii. e sono sottoposte a tutte le disposizioni di tutela contenute nel citato decreto legislativo. Nelle aree predette, dichiarate di notevole interesse pubblico, vige ai sensi dell’articolo 140, comma 2, del D. Lgs.42/2004 la disciplina d’uso intesa ad assicu- rare la conservazione dei valori espressi dagli aspetti e caratteri peculiari del territorio considerato. Essa costituisce parte integrante del Piano paesaggistico di cui all’articolo 143 del medesimo Decreto e non è suscettibile di rimozioni o modifiche nel corso del procedimento di redazione o revisione del succitato Piano. Roma, 5 dicembre 2019 un coinvolgimento parteci- pativo e deliberativo delle comunità locali, come pre- visto dall’art. 144 del D. L.gs n. 42 del 2004 (c.d. Decreto Urbani) nell’ambito di una mirata programmazione di tutela ambientale degli usi del territorio. È infatti lo strumento del- la pianificazione paesistica il mezzo adeguato per assi- curare la concertazione isti- tuzionale e il coordinamen- to con gli altri strumenti di pianificazione, superando un approccio vincolistico di unilaterale emanazione statale, che sin qui sembra essere prevalso. Solo una trattazione di temi così de- licati e sensibili attraverso moduli consensuali, quale la cooperazione tra pubbli- che amministrazioni previ- sta dall’art. 133 del citato Decreto Urbani, consentirà di recuperare un governo più consapevole del territo- rio e di far diventare la tu- tela ambientale un percorso condiviso, anziché una pre- scrizione imposta in modo sovraordinato. Fond. «Montagna e Europa» Arnaldo Colleselli - Belluno Vincoli paesaggistici fra il Comelico e la Val d’Ansiei Urge cooperazione e partecipazione La posizione della Fondazione «Montagna e Europa» Ricorsi sia al Tar (Regione e Comuni) che alla Consulta (Regione) d’intesa con la Provincia Auronzo e Comelico, avanti tutta con l’azione legale contro il decreto sui vincoli ambientali e paesaggistici Per gli ambientalisti invece i vincoli sono ben motivati Lo scorso 27 dicembre le associazioni Mountain Wil- derness Italia, Cipra Italia, Federazione nazionale Pro Natura, Lipu Italia, Italia Nostra sezione di Belluno, Wwf Terre del Piave, Ecoistituto del Veneto «Alex Lan- ger», Libera Cadore presidio «Barbara Rizzo», Comitato Peraltrestrade Dolomiti e Gruppo Promotore Parco del Cadore hanno sottolineato in una nota che «da tempo alcuni sindaci ed esponenti politici regionali usano strumentalmente lo spopolamento della montagna additandone le cause ai vincoli apposti dalle associa- zioni ambientaliste fin dal 1961. Il Comelico da allora avrebbe perso 2200 abitanti. L’ambientalismo quindi sarebbe la causa dell’impoverimento della montagna». A questo proposito le associazioni ricordano che «i vin- coli derivano invece dall’art. 9 della Costituzione Ita- liana che richiama a una severa tutela del paesaggio. Essi sono e rimangono una garanzia rivolta a tutti i cittadini e alle generazioni future nella difesa di spe- cifiche qualità paesaggistiche e dei valori universali (non locali) della biodiversità». Secondo queste associazioni sono ben altre le ragioni dello spopolamento della montagna che invece a loro giudizio dipende da una politica inadeguata, incapace di un vero progetto per il futuro delle terre alte.

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