L'Amico del Popolo digitale
4 L’Amico del Popolo 2 GENNAIO 2020 - N. 1 L’Amico del Popolo Chiesa locale Domenica seconda di Natale La PAROLA DELLA SETTIMANA «Fissa la tenda in Giacobbe» (Sir 24,1-4.12-16) Delle molte cose che la Sapienza dice di se stessa, ne osserviamo una, relativa a un comando che essa ri- ceve dal suo Creatore: «Fis- sa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele, affonda le tue radici tra i miei eletti». Ed essa, ri- spettosa, obbedisce a questo suo comando, perché non fa altro che continuare ciò che sempre ha fatto al suo co- spetto, dall’eternità: «Nella tenda santa davanti a lui ho officiato, e così mi sono stabilita in Sion». Questo richiama quanto viene det- to nel Prologo di Giovanni: «E venne ad abitare in mez- zo a noi» pare non essere una traduzione felicissima, in quanto l’espressione usa- ta da Giovanni è - a detta di vari biblisti - «e pose la sua tenda in mezzo a noi». Dio e il suo popolo il segno della tenda Che differenza fa? La differenza viene dal si- gnificato profondo che la parola «tenda» assume tra gli israeliti. La tenda è, infatti, nella tradizione dell’Esodo, il luogo in cui Dio incontra il suo popolo, il luogo in cui la comunità s’incontra intorno all’Arca dell’Alleanza, il luogo in cui, nel deserto, il popolo sperimenta la presenza di Dio. La tenda, quindi, è il segno che il Dio della pro- messa sta con il suo popolo; e se la Sapienza ha ricevuto da Dio l’ordine di fissare la propria tenda in Giacobbe (che è il nome proprio di Israele), vuole dire che Dio stesso si identifica con la Sapienza. Una Sapienza che - sono sempre parole di Siracide - abita in Ge- rusalemme e vi esercita il potere. Il Dio Sapiente, il Dio che è Sapienza, esercita il suo potere su Gerusalem- me e lo fa attraverso una tenda. una logica di precarietà Qui però le cose inizia- no a farsi un po’ più com- plicate. Che Dio coincida con la Sapienza, nessuno lo nega; che eserciti il suo potere su Gerusalemme, dal momento che è la cit- tà santa, finché rimania- mo nel linguaggio biblico, nessun problema; ma che il suo potere lo eserciti «in una tenda»... qualche dubbio lo possiamo avere. La tenda, sinceramente parlando, può ispirare qualsiasi tipo di pensiero o di sentimento, ma non certo quello del potere; o comunque, si tratta di un potere molto precario. Chi ha sperimentato la vita in una tenda, anche solo per qualche giorno di vacanza, al di là del romanticismo che questa vacanza porta con sé, riesce a render- si perfettamente conto di quanto sia precario abita- re in una tenda, alla mercé delle intemperie, degli as- salti notturni, degli incontri indesiderati, di un riposo non certo rilassante. Il Dio della Sapienza, o quella Sa- pienza che è Dio, decide di esercitare il proprio potere sul mondo abitando in una tenda in mezzo agli uomini: siamo nella stessa logica di precarietà e di debolezza del Verbo che si è fatto carne. Il Verbo-Sapienza di Dio pri- ma si fa carne: e se ciò non bastasse per rimarcare la propria debolezza e la pro- pria precarietà, decidere di manifestare il potere della sua gloria e della sua signo- ria sul mondo. . . da una tenda. Che tra l’altro non è il segno della precarietà so- lo per la sua instabilità, ma anche per la sua mobilità, per il fatto, cioè, che è nata per essere levata e ripian- tata ogni volta in un luogo diverso, senza fissarsi e sta- bilirsi definitivamente in un luogo specifico, come si fa con le case e con i palazzi, che già da soli esprimono solidità, stabilità, sicurez- za e potere. dal figlio dell’uomo alla chiesa La tenda è fatta su mi- sura per il Figlio dell’uomo che, meno ancora di un animale selvatico, «non ha dove posare il capo» perché non vuole avere un luogo sicuro. La sua è una scelta libera, consapevole: il Ver- bo-Sapienza di Dio non ha abitato in una tenda perché non aveva altra possibilità, ma perché così ha voluto, e perché così ha voluto che vi- vesse la Chiesa: di tenda in tenda, di accampamento in accampamento, di lotta in lotta, di periferia in perife- ria. Questa è la Sapienza di Dio fatta carne: quella che esercita il proprio potere da una tenda, nella precarietà, nell’instabilità delle situa- zioni umane più disagiate e più emarginate. per una chiesa accampata Del resto, una Chiesa «accampata» tra gli uomi- ni, una Chiesa «ospeda- le da campo» che cura le ferite dell’umanità nella quotidiana battaglia per la sopravvivenza è ciò che Papa Francesco ha chiesto insistentemente sin dall’i- nizio del suo pontificato. Una Chiesa che esercita il proprio potere da un palaz- zo, a null’altro serve se non a entrare nelle logiche di palazzo che alla fine la sof- focano e la snaturano; una Chiesa che esercita il suo potere dal luogo in cui la potenza-sapienza di Dio si rivela, ovvero da una tenda, è una Chiesa che ha scelto di rimanere fedele alla lo- gica del servizio imparata dal Maestro. Non perdiamo l’allena- mento, allora, e continuia- mo a rimanere accampati e pronti a levare le tende ogni giorno, là dove lo Spirito ci conduce. natale le omelie in cattedrale e concattedrale La luce nelle tenebre e l’insicurezza del lavoro Per il Vescovo «la vita si fa conoscere in questo camminare nelle tenebre» «Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce»: facendo eco alle parole del profeta Isa- ia, proclamate nella notte di Natale, il vescovo Renato, nell’omelia tenuta in Catte- drale a Belluno, ha riletto le vicende di cronaca di questi ultimi giorni: «…l’insicurez- za dei lavoratori… la fragi- lità di alcune situazioni di vita familiare… il persisten- te e sconsolato andarsene di giovani che cercano futuro… motivi di uno smarrimento collettivo, a volte di un do- lore comunitario». Questa incertezza riguarda spesso anche la vita di tanti dioce- sani: «Spesso le nostre vi- cende di vita sono state un “camminare nelle tenebre”, un “barcollare tra il buio”, un “essersi persi”, un “tro- varsi abbandonati e, forse anche, traditi”». Spesso le vicende della vita sono un “camminare nelle tenebre”. «La vita si fa conoscere in questo “camminare nelle tenebre”». Il Natale celebra proprio – nel nostro “camminare nelle tenebre” – «l’incontro con il “Dio che ci salva”, in quanto è affezionato a noi». Dio af- fianca «il nostro “cammina- re nelle tenebre”». San Luca, nel brano evangelico cantato nella notte santa, dice che «in quella notte di Betlem- me “la gloria del Signore avvolse di luce” i pastori». Anche nel la Messa dell’aurora presieduta nel- la concattedrale di Feltre, il vescovo ha sottolineato il «delicato e inaspettato “toc- co di Dio”» che raggiunge i pastori nell’oscurità della notte, mentre pernottavano all’aperto, vegliando il greg- ge. Il tocco di Dio «penetra fino al cuore della notte». Ma che cosa è il Natale? «Siamo imbarazzati di fron- te allo spropositato utilizzo che oggi si fa di questo esile e fragile inizio della “bontà di Dio” e del “suo amore per gli uomini”». Ci sono «molti motivi di preoccupazione e di disa- gio nel nostro contesto di vita», riconosce il vescovo e, citando Giuseppe De Rita, osserva: «Ci manca il futu- ro e per questo il presente diventa faticoso, fastidioso». Vale dunque la pena di farsi compagni di viaggio dei pa- stori nel loro andare fino a Betlemme a vedere «questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere» (Lu- ca 2,15). Ne viene «questo mettersi in cammino, que- sto desiderare ancora»; ne viene la «percezione che una breccia di novità sia ancora possibile»; ne viene «questo incoraggiarsi l’un l’altro»: “Andiamo a Betlemme!”. E’ l’immagina ripresa anche nella Messa del Giorno, pre- sieduta in Cattedrale a Bel- luno: «Straordinaria questa scena dove ci si conduce l’un l’altro, incoraggiandoci a vi- cenda: “Su, andiamo!”». Al- trimenti – ricorda il vescovo nella Messa del giorno – «è possibile disperdere la gioia degli inizi, dimenticarla tra le nostre abitudini a subire e, forse, a sopportare la vi- ta». Giova la testimonianza che un autorevole politico italiano ha affidato la vi- gilia di Natale, a un quoti- diano: «Ho avuto momenti di stanchezza, […] ma non ho mai smesso di ricercare il Signore […] sento di non poter fare a meno del con- fronto con il Mistero». E ancora riconosce che «tra tante urla» la fede «mia dà l’energia giorno dopo giorno per rendere concreto il mio cammino sulla via dell’equi- tà, del rispetto e dell’acco- glienza soprattutto verso i più deboli e i più abbando- nati. Altrimenti la parola di Dio rischia di rimanere scritta solo nei libri e non nei cuori». Davide Fiocco Incontro Matrimoniale, sposi a Col Cumano Il movimento di Incontro Matrimoniale propone un metodo per migliorare il dialogo in coppia, e, per i sacerdoti e religiosi/e, per confrontarsi con la propria Comunità di riferimento, che, parten- do dalla conoscenza di sé, apre alla condivisione e all’ascolto e porta a una più profonda conoscenza del progetto di Dio; dando la priorità alla propria relazione d’amore, è possibile raggiungere un certo equilibrio di vita nella coppia per gli sposi e nella comunità per i preti. Il Weekend sposi si svolgerà dal venerdì sera del 7 al pomeriggio di domenica 9 febbraio presso il Centro di Spiritualità e Cultura «Papa Luciani», via Col Cumano n.1 di Santa Giustina. Per informazioni: il sito www.incontromatrimoniale. org , mentre per le iscrizioni e ulteriori notizie si pos- sono contattare gli sposi Luciano e Oneda Bertoni al telefono 339.86.94.172, oppure all’indirizzo di posta elettronica iscrizioni.belluno@wwme.it . unitalsi Giornata dell’adesione alla Basilica del Santo Nel pellegrinaggio, 108 persone in visita alla Cappella degli Scrovegni Sabato 14 dicembre a Belluno da Piazzale Re- sistenza sono partite due corriere, pro- seguendo ver- so Feltre, con a bordo ben 108 tra ma- lati, persona- le Unita lsi e pellegrini proven ient i da tutta la diocesi di Bel- luno Feltre ac- compagnati dal vescovo emerito Giuseppe Andrich per celebrare la preparazione al Santo Na- tale e la giornata dell’ade- sione all’associazione. Come meta, Padova per la visita alla Cappella degli Scrove- gni, alla Basilica del Santo, la Santa Messa e concluden- do la giornata con una pizza tutti insieme in un clima di gioia e di condivisione. La Cappella degli Scrove- gni ha lasciato tutti a bocca aperta: quella volta celeste trapuntata di stelle ha dato a quel cielo una luce meravi- gliosa dandoci l’impressione di essere in una limpida not- te d’estate. Guardando verso l’abside si vedono quelle quadrature alle pareti che racchiudono la lunga, splendida storia della vita di Gesù, voluta- mente esaltata proprio dalla volta stellata e nel dissolver- si pittorico e architettonico verso l’altare contrassegna- to per altro dalle figure in marmo della Vergine con il Divino Bambino e degli angeli che però non sono di Giotto, ma di Giovanni Pisano. La veduta della Cappella verso la parte della facciata narra pittoricamente i fatti che hanno dato vita alla Re- denzione del genere umano grazie alla Divina materni- tà della Vergina e al sacrifi- cio del suo Figlio. A conclu- sione non poteva mancare sulla grande parete frontale il «Giudizio Universale». Il tribunale divino è riunito: Cristo ca- ritatevole, ma giusto, a c c o g l i e i beati e condanna i malvagi, i n t ut t o ciò è aiu- tato dalle schiere an- geliche che ne esaltano il più alto t rono d i luce mate- r ia l izzato dalla trifo- ra aperta verso Occidente. Terminata la visita pas- sando da Prato della Valle addobbato a festa, pieno di luci e bancarelle, eccoci davanti alla Basilica. En- trando veniamo accolti dalla prima meraviglia: lo sguardo della Madonna e del Bambino che amorevol- mente danno il benvenuto al pellegrino, più avanti in silenzio arriviamo all’Arca del Santo dove tutti abbia- mo appoggiato la mano ac- compagnando questo gesto con la preghiera silenziosa del cuore. La Santa Messa celebrata dal vescovo emerito con un’o- melia semplice, ma incisiva, presa dalla prima lettura della domenica «Gaudete» poi la preghiera dell’adesio- ne all’Unitalsi ha concluso questa giornata ricca di cri- stianità che ha lasciato in ciascuno di noi un senso di serenità e di pace! PADOVA - Partecipanti al pellegrinaggio nella giornata dell’a- desione, riuniti per la celebrazione eucaristica in una cappella della basilica del Santo. La Santa Messa è stata pre- sieduta dal vescovo emerito Giuseppe Andrich.
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