L'Amico del Popolo digitale

26 L’Amico del Popolo 2 gennaio 2020 - n. 1 L’Amico del Popolo In famiglia Punto famiglia Segni di alienazione e dipendenza L’enorme massa di comunicazioni non dà più garanzia di libertà alle persone I quattro regali... più uno U n vecchietto chiese a dei ragazzi di aiutarlo ad aprire i suoi regali di Natale, dicendo loro: «La sorpre- sa vale se la si condivide con qualcuno. E forse po- treste scoprire qualcosa di utile anche per voi». I ragazzi, incuriositi, accet- tarono l’invito e si misero a scartare il primo rega- lo. All’interno vi era una candela accompagnata da un messaggio. I ragaz- zi rimasero un po’ delusi. Il vecchietto spense la lu- ce, accese la candela e poi disse: «In pieno giorno, questa luce passerebbe inosservata. È nell’oscurità che la luce si rivela e fa scoprire ciò che ci circonda». Poi continuò: «Guardatevi intorno. I vostri occhi si abitueranno alla luce della candela ed essa, a sua volta, vi mostrerà quello che forse non avete ancora visto. Impor- tante non è la candela, ma quello che essa rischiara». Poi il vecchietto lesse il messaggio: «Sono la candela della Vigi- lanza. Le cose belle, specialmente l’amore, sembrano arrivare sempre all’improvviso, quando non ce lo aspettiamo. Quindi tenetevi sempre pronti, rimanete svegli e disponibili per non perdere nessuno dei suoi appuntamenti, oggi, domani, tra poco… chissà!». Il vecchietto proseguì: «Sapete, credo che vi siano anche dei cuori privi di luce, di considerazione, di amo- re. Molti non credono più nel futuro, perché sono delusi, o perché la malattia o l’insuccesso li hanno feriti, scoraggiati. Come può il Natale portare loro una scintilla di speranza?». A quel punto, il vecchietto suggerì di aprire il secondo regalo. All’interno vi era una lampada ad olio . Anche stavolta i ragazzi rimasero un po’ delusi. L’uomo accese la lampada e lesse il messaggio allegato: «Sono la fiamma della Pazienza. Oggi tutti corrono dietro al tempo, dietro alla vita, dicendosi ‘‘non ho tempo’’. Osservatemi. Io sono piccola e posseggo solo un po’ d’olio, tuttavia rimarrò qui tut- ta la notte e aspetterò pazientemente il giorno, sapendo che arriverà e che scaccerà tutte le ombre». Un ragazzo replicò: «Questo significa che possiamo prendere tempo per fare le nostre cose, nonostante gli adulti ci dicano sempre: forza, sbrigati, non c’è tempo?». «Significa soprattutto», precisò il vecchietto, «che solo fermandoci potremo far attenzione alla parola che ci è rivolta, che solo facendo silenzio nel nostro cuore potremo sentire l’altro parlare con noi». Dopodiché l’uomo fece scartare il terzo regalo. All’interno di un contenitore si accese una fiamma sfavillante tutta colorata. I ragazzi stavolta non rimasero delusi e gridarono di gioia. Il messaggio diceva: «Sono la fiamma della Gioia, dell’Allegria, della Felicità. Vi dico che siete gentili e che siete amati! Non si può vivere senza amore! Vorrei insegnarvi a guardare l’altro con gli occhi di un padre, di una madre, di un fratello. Vorrei insegnarvi a perdonare, a non rinchiu- dervi nel passato e nei vostri rimpianti. Vorrei ridarvi la voglia di credere in voi stessi e nel domani». Infine i ragazzi aprirono il quarto regalo e all’interno vi trovarono una lanterna tempesta . Accendendola, il vec- chietto precisò: «Una volta, questa lampada era utile: grazie ad essa si poteva ritrovare il cammino, anche nella notte più nera. Non sembra importante ma, grazie ad essa, i nostri passi si fanno più sicuri e il cammino più semplice. Tutti, prima o poi, temono l’oscurità e sarebbe da incoscienti non averne paura». Poi lesse il messaggio: «Sono la fiamma dell’Alleanza, degli incontri. Non sarete mai più soli. Anche nella tempesta, anche nelle tenebre, anche nelle notti più buie, io non vi abbandonerò mai». I ragazzi erano contenti. Ma il vecchietto propose loro un ulteriore dono. «Ma ci avevi parlato di quattro regali!». L’uomo precisò: «Vero! Abbiamo condiviso la Vigilanza, la Pazienza, la Gioia, l’Amore… Tutti doni che ci vengono dal Cielo. Ma il buon Dio ci riserva un dono ancora più prezioso». I ragazzi scartarono il quinto pacchetto e vi trovarono un libro. *** Il racconto morale – di origine francese – termina con la spiegazione del quinto regalo da parte del saggio vec- chietto: «Questa è la luce più preziosa: è la Parola di Dio, la Bibbia. Dio ha voluto donare agli uomini il regalo più bello, affidando loro la sua Parola. Pur sapendo che essa non sarebbe stata necessariamente ben compresa, o sarebbe stata male interpretata, a volte distorta, ridicolizzat. Allora ci ha affidato il suo stesso Figlio. Al quale la vita non avreb- be certo fatto dei regali, ma questo è il prezzo dell’amore: più grande è, e più fragile è! Il nostro Dio è più fragile di quanto pensiamo. Lontano dai riflettori, si mescola tra la folla anonima, tra i più deboli, i più poveri, gli indigenti, i malati, gli abbandonati. La sua Parola sta lì, nell’ombra. Ma con un chiarore ancora più luminoso di una candela, di una lampada, di una lanterna, di una fiamma sfavillante». Storie dal mondo raccolte da Ezio Del Favero Sono alle prese con un pre- ciso caso personale di dipen- denza coi giochi online. Di fronte al caso reale mi rendo conto dei meccanismi profon- di inventati e applicati dalla tecnologia digitale. Il caso è un simbolo per tutti, credo per tutti. Ci tengo a distinguere. Tec- nologia è la scienza teorico/ pratica che applica nel con- creto le scoperte scientifiche allo scopo di renderle utili e funzionali, soprattutto a pro- durre economicamente (ma non solo). Essa è diversa dalla ricerca scientifica, che ha lo scopo prioritario di conoscere la verità dei fenomeni in sé stessi, per sapere cosa sono e come sono fatti. Una delle ap- plicazioni della scienza è, per esempio, la conoscenza il più precisa possibile dell’universo stellare o dell’origine della vi- ta, che solo in secondo tempo può avere ricadute di utilità tecnologica. Intanto per fare questa conoscenza serve ap- plicare la tecnologia. Scienza e tecnologia sono intrecciate, ma pur ben distinte. E la tec- nologia informatica applica- ta che cosa fa? Sta offrendo programmi per valorizzare ed esaltare al massimo potere e libertà individuale. Così la- scia intendere. Lo fa offrendo all’uso strumenti sempre più nuovi e potenti, spostando ogni giorno sempre più in là il limite. Libertà di scelta. Moltiplicando le scelte? Però, cosa succede quando si molti- plicano le scelte? Quando si fa sempre più crescere il numero – la quantità, a volte esponen- ziale – delle cose da sceglie- re, in questo caso la massa di prodotti e dei rapporti social di internet necessari per con- sumare i prodotti. Facile capirlo con un esem- pio. Il “gioco elettronico socia- le” ha bisogno che aumenti sempre di più la platea (cioè il numero di giocatori) con cui gareggiare, eliminare e prevalere. Ma il giocatore, di fronte alla platea diventata marea, si trova sempre più solo sia nel gioco che nel tem- po, solo e compresso nell’at- tenzione e nella creatività e intelligenza per far fronte agli altri e risultare…vincente. Si trova dentro un circolo vizioso tremendo. È il caso che sto seguendo. L’esempio portato è per certi versi feroce, per dipendenza e solitudine. È capace di far scatenare nel giocatore una guerra reale contro le per- sone fisiche, in carne e ossa, che stanno intorno e contro le quali pone la stessa intensità e aggressività posta nel gioco digitale. Ma gli effetti sono purtroppo reali. Dati e fatti Che cosa avviene, come dato di fatto, in questi tipici giochi e rapporti sociali in internet? Val la pena farne un’enumerazione e una di- sanima. Dentro infatti vi si porta lo stato mentale, socia- le e organizzativo della post modernità e dell’avvento del digitale. Tutto ciò che oggi ri- guarda la gestione della vita e del lavoro, rapporti familia- ri e politici, affari e perfino sport e letteratura. Primo. Controllo rapido e continuo della situazione emergente, quindi attenzio- ne intensa, tesa e continuata, pressoché maniacale. Secon- do. Regole rigide, sempre più veloci e performanti, control- lanti e controllate. Terzo. In- terazioni e operazioni quasi infinite. Quarto. Assenza totale di ogni valutazione di tipo morale, lasciata alla libera fantasia o decisione dell’interessato (per esempio, giusto o ingiusto uccidere in video, nei giochi guerreschi?). Quinto. Libertà quasi assolu- ta sulle scelte e sui compor- tamenti di gioco (però entro parametri rigorosissimi, sta- biliti da altri). Sesto. Totalità di immersione e applicazione, senza respiro. Settimo. Ogni altro impegno di valore senti- to come ostacolo alla propria libertà di stare e fare/disfare nel gioco. Circolo vizioso pazzesco, continuato e vissuto per ore e giorni, mesi di seguito. Ap- punto, fino all’alienazione. Con effetti tragici di dipen- denza negli adolescenti e nei giovani. Non solo, pure negli adulti. senso e significato Questo può essere un segno dell’alienazione e del falli- mento della società tecnolo- gica, tipica di questo mondo super organizzato e posto a sistema? Pare di dover rispon- dere positivamente sì. Il mon- do dominato dalla tecnologia, quando per troppi aspetti è fi- ne a sé stessa, porta a risulta- ti privi di senso. Prodotti e organizzazione sono fatti apposta per garan- tire agli individui la massi- ma, totale e radicale possibili- tà di scelta. Ma alla fin fine fa perdere loro la libertà. Anche il sistema G5 che, secondo i ci- nesi, dovrebbe essere univer- sale, facilitare il «trasporto digitale delle cose», non è nel contempo un controllo di tut- to e di tutti? Quindi minaccia alla libertà. E ciò non vien detto per motivi o questioni politiche (anche di politica interna- zionale). Lo si dice per i mec- canismi in corso e uso nella tecnologia digitale, già e solo in sé stessa considerata. La stessa contraddizione, su cui abbiamo già ragionato insie- me circa la privacy: tanti si- stemi proposti e imposti per salvarla, quando la privacy non esiste più. Così esisto- no - queste sì - montagne di procedure digitali e cartarie che ne parlano e dovrebbero garantirla, mentre non esiste più la vita privata. Siamo dentro una logica priva di senso? Pare proprio di sì. S’è perso il valore uma- nistico - direi religioso - del- la persona, che è più elevato (trascendente, in parola tecni- ca) di qualsiasi marchingegno tecnologico o organizzazione sociale degli individui. Ormai funziona così. Ma chi ce lo fa fare? valutazione Ce lo fa fare la logica dell’in- dividualismo assoluto, che sta facendo ammalare il mondo intero. Infatti una persona, per esaltare sé stessa nella massima libertà, vuole avere, vuole fare, vuole stare come tutti gli altri. Conformismo assoluto basato sul possesso di oggetti e programmi che hanno tutti. Che fanno tutti. Che sono tutto. Narcisismo tecnologico da possesso che, invece di met- tere in risalto le specificità di ciascuno, applica a tutti lo stesso modello e genera l’ap- piattimento totale. Quello che non ha il cellulare è considera- to - tra i ragazzi - «quello sce- mo». E invece è forse rimasto il più libero. La valutazione di «scemo» rientra tra i giudizi conformisti, talmente diffu- si, che hanno ucciso la libertà del pensiero autonomo e col- legato al mondo reale. È più libero e autonomo il ragazzo che ha anchilosato i pollici a forza di messaggiare o giocare sui social con tutto il mondo o il ragazzo che s’è spaccato le unghie per guardare cosa c’è sotto il buco aperto sulla corteccia d’un albero? La do- manda è interessante. Se non altro perché in internet puoi trovare la risposta su quello che c’è «sotto il buco sulla cor- teccia». Ma la risposta men- tale è uguale a quella prodot- ta dalle unghie rotte? Come dire: la risposta digitale vale quanto l’esperienza reale? In termini di libertà. scelte e decisioni L’avvertenza educativa vie- ne avanti con tutta la sua for- za. Vogliamo per i nostri figli un mondo di narcisi egoisti, dentro una onnipotenza di gioco digitale? O vogliamo un mondo di persone libere e capaci di relazionarsi? Quin- di capace di evitare consape- volmente quei setti punti che risultano dati di fatto oggi, nella nostra società port mo- derna, che non vuol più saper- ne di regole, autorità, limite? Salvo poi imbarcarsi nelle regole anonime, strapotenti e feroci che guidano internet? O è troppo tardi? Come adulti ci siamo già dentro anche noi come i figli? Se “da adulti” ci comportiamo e ci sentiamo “ancora come figli” anche noi, come faranno i figli a diventare padri? Siamo or- mai incapaci di fare i padri o le madri? Cioè persone es- sere adulte che costituiscono proposta e limite, relazione e senso, persone di valore e di fine, cioè che con la propria testimonianza indicano scopi che vanno oltre noi e incontra- no gli altri nella società. Per fare società di capisce. E, per- ché no? fare dialogo con Dio. La sua scomparsa dall’o- rizzonte, fa scomparire il volto divino presente in ogni persona. La presenza di Dio, questa sì è vera garanzia del- la libertà, non quell’immensa trappola di regole digitali che pretendono di far grande l’uo- mo, ma gli tolgono la libertà. Internet non è Dio ne potrà mai esserlo, ma pericolosa- mente è diventato un idolo. Gigetto De Bortoli Incredulità o negata realtà Mentre si ragiona animatamente sugli effetti delle fre- quenze elettromagnetiche, nel merito l’estensione del 5G in provincia di Belluno, l’atteggiamento di qualche presente è tassativo. «Mai dimostrato che ci siano dan- ni!». «Al solito, ci si oppone al progresso scientifico!». «Finora non è mai morto nessuno, da quando c’è inter- net». «Scusa, ma cos’è la scienza?». «Sapere come sono fatte le cose, i fenomeni, quel che succede». «Già. Quel che succede. E se qualcuno s’ammala perché è sotto tiro delle antenne dei trasmettitori o a pochi metri dal contatore elettronico dell’Enel? Che fenomeno è? Chi te lo spiega? Colui che ti porta il contatore o chi monta l’antenna?». «Certo che no. Bisogna ci sia qualcun altro. Chi sta aiutando chi si è ammalato». «Perfetto. Non era chi vendeva l’Eternit che ti spiegava ‘‘scientificamente’’ il rischio di chi se lo metteva sopra la testa o copriva i capannoni di lavoro con l’amianto. Ma dopo decenni si muore ancora di quella cosa là e qualcuno non ci crede ancora. Quindi, come vedi, serve il principio di precauzione». «Mi stai dicendo che finché non si vede e non si tocca con mano». «Dico qualcosa di più. Quelli che vendono e impongono ai cittadini queste strutture conoscono quel che succede e i rischi che ci sono. Ma, per non bloccare gli affari, fanno di tutto per spostare l’attenzione ad altro. Per di più, questo sforzo di tec- nologicizzare a spese inferiori (quindi affari maggiori) è perseguito dalla Cina, i cui parametri valoriali e di ricerca sono diversi dai criteri del mondo occidentale, che impone molti più vincoli, limiti e controlli». «Cioè tu mi stai dicendo che si propone un prodotto che riproduce la stessa logica di pericolo e danno applicata coi prodotti dell’amianto?». «Non voglio imporre il mio punto di vista come una legge. Sta di fatto che c’è chi si ammala di frequenze e ciò dovrebbe preoccupare. Non si tratta di dimostrare qualcosa. Il danno c’è e si devo- no già applicare interventi di cura. Per niente facili e scontati». «Secondo te quindi, si sta negando la realtà, più che non crederci». A questo punto la discussione si ferma. Si sta in silenzio. Ma i cellulari suonano.

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