L'Amico del Popolo digitale
6 L’Amico del Popolo 2 gennaio 2020 - N. 1 A colloquio con i lettori direttore@amicodelpopolo.it lettere in Direzione Un segnale di positività che può essere utile condividere «Caro direttore, chiedo, cortesemente, un po’ di spazio per condividere con i lettori un segnale di positività, espresso da alcuni scout del gruppo Mel 1 ( nella foto ), a conferma che ci sono ancora bravi ragazzi e ragazze. È successo sabato mat- tina 28 dicembre quando in località Ere di San Gregorio nelle Alpi, in una fresca mattinata, vi era da trasportare a spalla, per un buon tratto di sentiero un consistente quantitativo di legname, occorrente per la costruzione di una scalinata. Di loro spontanea volontà, questi ragazzi e ragazze (una dozzina), guidati dal loro capo Tommaso e da un suo collaboratore, si sono resi disponibili per effettuare questo lavoro. E lo hanno fatto. Mi pare bello e incoraggiante per tutti, sottolineare questa iniziativa, esprimendo loro simpatia e apprez- zamento. Un pensiero ancora desidero aggiungere ed è per rivolgere un plauso a quanti si dedicano a far speri- mentare ai ragazzi e alle ragazze situazioni educative di crescita umana. Lettera firmata» Grazie al dottor Di Fabio chirurgo ortopedico a Belluno «Egregio direttore, è più facile scrivere una lettera di denuncia che ringra- ziare pubblicamente per un servizio ricevuto, dato che, per come gira il mondo, pensiamo che tutto ci sia dovuto. Durante le mie vacanze a Belluno, vivo e lavoro da quasi due decenni a Londra, mi sono rivolto al dottor Stefano Di Fabio – chirurgo ortopedico presso l’ospedale San Martino della città – ove zelo e professionalità hanno contribuito alla risoluzione completa di una patologia che da qualche anno condizionava la mia mobilità. Tra un mese o poco più ce ne andremo dall’Europa (la Brexit, non entro nel merito in questa sede), ma fortunata- mente potrò continuare, in parte, ad usufruire dei servizi offerti dalla struttura ospedaliera della città. Dulcis in fundo: la famiglia del dottor Di Fabio, due generazioni di chirurghi, è nota anche in Inghilterra ove il fratello è un affermato chirurgo presso le strutture ospedaliere di Sua Maestà. Un altro caso di cervelli in fuga che rendono onore al Bel Paese! dottor Davide Cason» Un vero lusso a Cortina riuscire ad attraversare la strada «Gentile direttore, le scrivo in preda ad un po’ di sconforto nel notare che le cattive abitudini di questo paese, la scarsità endemica di senso civico sono tutt’altro che guarite. Nella Cortina, tutta Woolrich e Porsche, tutta struscio di vip e Cooperativa, che si appresta ad ospitare Mon- diali e Olimpiadi tirata a lucido e internazionale come non mai, vi è qualcosa che la tiene tipicamente lontana dalle località europee più rinomate, qualcosa che stride colpevolmente e nell’indifferenza dei più, alla luce delle statistiche terribili in un Veneto che conta tragicamen- te 16.000 morti in trent’anni sulle sue strade: le strisce pedonali e la loro mancata osservanza da parte dei tanti autisti di bolidi che sfrecciano attorno all’anello stradale della perla dolomitica. L’endemica carenza di senso civico italico non risparmia nemmeno questa ridente località montana. Tutt’altro. Mi trovo qui per dei progetti di lavoro da un po’ di mesi e spesso, dovendo lasciare l’auto fuori dal centro, sono costretta ad attraversare le strisce pedonali che sembra- no quasi invisibili ai più provetti piloti che, repressi dal traffico di casa in città si sfogano qui (fanno eccezione gli autisti di veicoli provenienti dal nord Europa, puntuali nel rispettare la precedenza dei pedoni). In questi giorni di festa la situazione non è migliore, anzi. I marciapiedi spesso sono vergognosamente sporchi e ghiacciati, impraticabili; vicino al parcheggio gratuito appena fuori dal centro un cumulo di ghiaccio e neve richiede di scavalcarlo e chi ha un passeggino o una car- rozzina deve forzatamente andare dall’altra parte dove il marciapiede non c’è. Vi lascio immaginare all’interno delle auto di grossa cilindrata e non, che non si fermano, gli atteggiamenti snob degli automobilisti: c’è chi fa segno che non ti ha visto, chi smanetta al cellulare, chi se la ride o impreca perché con la mano gli hai ricordato che avrebbe dovuto farti passare. Qui si parla di rispetto della vita, non di questioni se- condarie. Per evitare roventi polemiche non voglio nemmeno scri- vere quale auto è andata oltre vedendomi sul ciglio intenta ad attraversare. Una pura vergogna. Ci vuole uno scatto di civiltà, altrimenti Olimpiadi o meno saremmo sempre indietro anche in questo e non sarebbe un gran bel biglietto da visita di fronte al mondo intero. Anna Grillo» Oggi i prodotti e i servizi devono essere portatori anche di cultura «Gentile direttore, la provincia di Belluno sta vivendo una fase di spo- polamento che ha assunto una dimensione critica. Ad andarsene, oltre alle persone che muoiono, sono i giovani che faticano a trovare un lavoro consono al percorso di studio intrapreso. Così la montagna si spo- pola e invecchia. Belluno sta anche vivendo una fase di desertificazio- ne imprenditoriale. Pesando il numero delle imprese attive rispetto al totale della popolazione si vede che la provincia di Belluno presenta il più basso tasso di imprenditorialità tra tutte le province italiane: appena 7 imprese attive ogni 100 abitanti. Affinché il Bellunese possa mantenere la sua pre- senza sul mercato globale e rafforzarla, c’è bisogno di creare strumenti adeguati in grado di supportare tutto quello che non può essere incorporato in un prodotto- servizio, ma che ne costituisce il valore aggiunto stra- tegico: le montagne, la natura, la cultura, la storia e il contesto entro cui si sviluppa la creatività (cose che possono essere imitate, ma non generate fuori dal loro Dentro l’oggi Odiare “è di moda” ma non fa bene “Hate speech”. Si parla sempre più dell’odio (in inglese “hate”) diffuso nel linguaggio (“speech”) dei social delle esternazioni politiche. Il Post.it ci informa che lo “hate speech” indica «un genere di parole e discorsi che non hanno altra funzione, a parte quella di esprimere odio e intolleranza verso una persona o un gruppo». «L’ hate speech – scrive Vittorio Pelligra ne Il Sole 24 Ore - sta diventando la cifra, quasi un genere letterario, che caratterizza molte, troppe, delle nostre interazioni virtuali» e - aggiungiamo - colora pesantemente il con- fronto politico. Sembra infatti che gli italiani siano di nuovo fortemente (o ferocemente) contrapposti, a mo’ di “guelfi” e “ghibellini”, pronti a sostenere a spada tratta la propria tifoseria e a scagliarsi contro i “nemici”. Tifoseria politico-ideologica. Massimo Gramellini sul Corriere della Sera ha voluto rappresentare questi at- teggiamenti mentali facendo proprio riferimento agli ultras del calcio: «Giorgia Meloni è di destra. Come ta- le, in una Repubblica fondata sulle curve, è legittimata a dire solo cose che ci si aspetta da una di destra. Cos facendo, ottiene il plauso incondizionato dei seguaci e il rispetto arcigno dei rivali. Ma appena solidarizza con la madre nigeriana sbertucciata in ospedale da alcuni pazienti, perché secondo loro piangeva in modo scom- posto la morte della sua bambina, raccoglie le critiche di entrambe le fazioni. Quelli di destra la accusano di avere voluto compiacere gli avversari. Quelli di sinistra di razzolare meglio di come predica. E un po’ tutti di essersi espressa “da madre”, come se provare empatia per un’altra donna che ha perso il figlio rappresentasse un cedimento sentimentale o, peggio, un alibi “buoni- sta” per giustificare la propria incoerenza». E tu sposeresti quello lì? «Il desiderio di semplificazione insito negli esseri umani – commenta Granellini - e la tendenza del web a privilegiare i settarismi sembrano inchiodare i protagonisti del dibattito pubblico a una casella prefissata». Goffredo Buccini, nello stesso quo- tidiano, ci offre una qualche (magra) consolazione al riguardo. Recensendo «Good economics for hard times» di due coniugi premi Nobel, Esther Duflo e Abhijit Banerjee, lei francese, lui indiano, ci informa che «se in Italia ci si picchia a Montecitorio sotto gli occhi delle scolaresche in visita, in America il 61% dei democratici vede i repubblicani come razzisti, sessisti o bigotti e il 54% dei repubblicani chiama i democratici “maligni”». E aggiunge: «Un terzo degli americani sarebbe deluso se un membro stretto della famiglia sposasse un so- stenitore dell’altro partito». Non “odiare” è difficile, ma… Che fare? Questa la sen- tenza di Duflo e Banerjee: «La democrazia può vivere con il dissenso finché c’è rispetto da entrambe le parti». E il rispetto manca, potremmo aggiungere, non solo nei discorsi insultanti animati da viscerale avversione (vistosamente “hate speech”), ma anche in atteggia- menti verbali più “civili”, ispirati peraltro al disprezzo demolitore («Non lo posso vedere!»). È bello quindi che le sardine in un comunicato ufficiale dichiarino di pretendere «che la violenza, in ogni sua forma, venga esclusa dai toni e dai contenuti della politica». Cosa però non facile, perché - come nota Ricolfi su Il Matti- no - «Se dipingi l’avversario politico come un nemico, se arrivi a considerarlo una bestia o un non-uomo, diventi parte attiva di quel clima d’odio che dici di voler combattere; contribuisci tu stesso a imbarbarire il confronto politico; e, in qualche misura, finisci per proiettare sull’altro la profonda ostilità che senti in te». Non è facile dunque il confronto politico anche forte e vibrante di sdegno, esente però da odio. Ma non c’è scampo: bisogna provarci. Giulio Bianchi il punto SPAZZACAMINO FENT FABRIZIO FUMISTA PULIZIA E COSTRUZIONE CAMINI VIDEOISPEZIONI TUBI DI ACCIAIO 0439 42861 - 338 2769824 www.spazzacaminofent.com - fabrizio_buru@libero.it ABILITATO n. 37/08 FELTRE contesto). Anche dal punto di vista delle imprese, la trasformazione fisica della materia prima in prodotto finito non basta più. Il business non sta più l . Quando il prodotto esce dalla fabbrica si è solo a metà dell’opera e ciò che rimane da fare è molto e difficile e richiede intuizione e investimenti di rilievo. Bisogna infatti da- re al prodotto un significato riconoscibile, che lo renda unico rispetto ai concorrenti. Bisogna poi che migliaia di persone, i potenziali consumatori, lo apprezzino, lo condividano, lo desiderino, potendo alla fine, grazie al servizio fornito dalla rete distributiva e di assistenza, farne esperienza nelle migliori condizioni possibili. Oggi il nuovo concetto che deve essere affermato è il “created in Belluno” e il “created in Veneto”. E questo concetto passa se viene esplicitata la coerenza che lega lo stile riconoscibile nell’oggetto alla cultura bellunese, o veneta. Naturalmente, questa cultura deve essere raccontata, rappresentata in modo adeguato, affinché appaia come il vero artefice dell’oggetto. Per suppor- tare questo cambiamento di paradigma della nostra offerta in termini di prodotti e servizi abbiamo biso- gno di una industria di comunicazione multimediale veneta in grado di descrivere ed affermare il valore aggiunto costituito della creatività di contesto. Massimo Ferigutti»
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