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Martedì 30 ottobre 2018 ‐ S. Teonisto

Maltempo, Zaia: nel Bellunese è accaduto di tutto






Dopo l’incendio boschivo, acqua, temporali, trombe d’aria, vento, frane, caduta di alberi, black out elettrici.

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«Da quest’ondata di maltempo ne usciamo martoriati. Ma se non avessimo realizzato i lavori per il rafforzamento degli argini dei corsi d’acqua, che nel 2010 avevano fatto registrare 32 sfondamenti arginali, il bilancio poteva essere molto più grave. Abbiamo salvato vite». Lo ha detto il presidente della Regione, Luca Zaia, presentando oggi, martedì 30 ottobre, l’aggiornamento della situazione a seguito del maltempo che ha colpito il Veneto, insieme all’assessore regionale alla protezione civile Gianpaolo Bottacin e al capo del Dipartimento nazionale Angelo Borrelli, nella sede di Marghera in cui sta operando l’Unità di crisi.


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«I modelli previsionali hanno funzionato – ha sottolineato Zaia – e per questo vanno ringraziati i tecnici che li hanno messi a punto, come vanno ringraziati tutti coloro che stanno lavorando per affrontare l’emergenza in queste ore. La provincia di Belluno, completamente isolata, ha subìto tutto quello che si poteva avere: incendio boschivo, acqua, temporali, trombe d’aria, vento, frane. Sono caduti molti alberi e 122mila utenze sono ancora senza energia elettrica. L’alluvione del 2010 è niente rispetto a quello che è accaduto in questi giorni nel Bellunese. Ma anche le altre province venete sono in emergenza. Sembrava un’esagerazione quando abbiamo lanciato l’allarme e chiesto l’attivazione della Protezione civile nazionale, ma la situazione ci fa dire che avevamo ragione».

«I danni sono ingenti – ha fatto presente il presidente veneto – probabilmente si tratta di centinaia di milioni di euro. È presto per dirlo. Per l’alluvione del 2010 in un primo tempo la stima era di cento milioni di danni, ma alla fine abbiamo cubato un miliardo. Lasciateci quantificare a bocce ferme. Ma per attivare l’intervento finanziario del Governo chiediamo anche ai cittadini, ai sindaci di raccogliere materiale fotografico per istruire il dossier. Tutto il Veneto è in stato di calamità e i danni vanno documentati bene».

«I dati pluviometrici – ha detto Zaia - sono i peggiori degli ultimi 100 anni. Peggio del ’66. Abbiamo avuto una vittima, alla cui famiglia va il nostro cordoglio. Si registravano due dispersi ieri, ma uno è stato trovato. Il ponte di Bassano, che è un simbolo, ci preoccupava ma non sembrano esserci problemi. Ringraziamo le Regioni che ci hanno mandato squadre di protezione civile. Penso sia un bel segnale. Il Veneto è sempre stato pronto a dare aiuto nelle emergenze e ora riceve il contraccambio. Un ringraziamento va anche alla Protezione civile nazionale e all’esercito».

L’assessore Bottacin ha segnalato che il Piave ha toccato i 2500 mc. di acqua al secondo, il valore massimo che il fiume può accogliere. In alcune località sono stati sfiorati i 700 mm di pioggia, dato assolutamente eccezionale anche se confrontato con i risultati del ’66. Tutti gli argini sono monitorati dalle squadre della protezione civile regionale che stanno operando anche sugli altri fronti, soprattutto nel Bellunese. Ora sono in arrivo anche quelle delle altre regioni, dell’Ana e delle esercito. Per il consolidamento degli argini il Veneto ha speso 411 milioni e i risultati ora si vedono. Resta alto lo stato di attenzione perché nella giornata di giovedì sono attese altre precipitazioni.

Il capo della protezione civile nazionale Borrelli ha confermato che si è trattato di un evento eccezionale a cui si era preparati. «Bene ha fatto il Veneto quindi – ha detto – a chiedere la mobilitazione in sede nazionale». Dopo aver evidenziato l’importanza dei bacini di laminazione, Borrelli ha detto che occorre investire molto di più in prevenzione, operando scelte importanti, e intervenire anche sotto il profilo normativo per favorire la pulizia degli alvei dei corsi d’acqua.


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