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Mercoledì 21 novembre 2018 ‐ Pres. Vergine Maria, Madonna della Salute

L’ingegner Lampis ci ha provato a Belluno con 500 milioni di dollari (falsi)






L’indagine condotta dali Carabinieri di Belluno ha portato a scoprire l’esistenza di titoli fasulli. È iniziato il processo per tentata immissione di valuta falsa.

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L’ingegner Lampis, quello bersagliato da Striscia la Notizia, quello della Piramide dell’Asia (una specie di setta da lui presieduta, guidata da un santone-guaritore filippino finito in manette qualche anno fa per associazione a delinquere finalizzata alla truffa), ci ha provato a Belluno portandosi nello zaino titoli di credito Usa per 500 milioni di dollari – sul buono c’è scritto proprio 500000000, Five Hundred Million Dollars - non solo scaduti ma anche falsi. Ora è iniziato il processo per tentata immissione di valuta falsa in Italia. Lui, Lampis, è denunciato a piede libero e pare non si trovi in Italia.


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Andiamo con ordine. Rinaldo Lampis, ingegnere elettronico, 75 anni, nato a Loreto e poi residente a Mason Vicentino, un paio d’anni fa telefona a un avvocato di Belluno e in sostanza gli dice: ho titoli di credito emessi dal governo degli Stati Uniti nel 1934 per 500 milioni di dollari, so che sono scaduti perché avevano validità 30 anni, mi rivolgo a lei per sapere se può provare a recuperare almeno una parte della cifra, che vorrei portare in Italia grazie alla legge che favorisce il rientro dei capitali dall’estero.

L’avvocato prende tempo, quattro giorni per dirgli di no, e poi chiama i Carabinieri. E i militari a questo punto battono a tappeto gli studi degli avvocati e dei commercialisti bellunesi, finché proprio un importante commercialista del capoluogo conferma: Lampis ha appuntamento da noi. In studio Lampis troverà anche un avvocato incaricato dal commercialista di metterlo di fronte alle eventuali responsabilità penali, ma Lampis tira dritto, va avanti e racconta tutta la sua storia, chiedendo di depositare i titoli presso il professionista perché vengano fatte le verifiche del caso.

In pratica, per farla breve, Lampis dice di aver avuto i titoli (e ne mostra uno al commercialista, del valore di un milione di dollari) dalla moglie filippina che li aveva avuti dal padre ammiraglio. Non spiega come fossero finiti in mano all’ammiraglio dei titoli che, nel suo racconto, erano stati dati dagli Usa al governo filippino in cambio di 7500 (settemilacinquecento) tonnellate d’oro, che gli Stati Uniti avevano chiesto "in prestito" per finanziare gli investimenti in vista della possibile guerra. Qualche giornale dell’epoca, comunque, faceva riferimento al prestito dalle Filippine.

Lampis racconta di averci provato qualche anno prima in Svizzera, ma era finita male: 4 giorni di arresto. Solo quattro, dice lui, proprio perché le autorità elvetiche si sono rese conto che in realtà i miei titoli sono veri. Non ho dubbi sull’autenticità, semmai sulla validità, afferma Lampis.

Fuori dallo studio del commercialista c’erano i Carabinieri di Belluno. Hanno fermato Lampis, gli hanno aperto lo zainetto e hanno sequestrato i titoli per controllarli. Fatte le dovute indagini negli Usa, i buoni si sono rivelati falsi, falsi anche i microfilm che li accompagnavano. Un falso d’autore, che richiede grande competenza e bravura: titoli fatti con carta dell’epoca, palesemente invecchiata, scritti con i caratteri giusti dell’epoca, accompagnati da un microfilm in negativo come si usava all’epoca, contenuto in una vecchia e credibile custodia in pelle. Insomma, una specie di capolavoro, «sicuramente anche molto costoso», notano i Carabinieri. Il tutto accompagnato da fogli scritti nel linguaggio incomprensibile inventato da Lampis per comunicare con gli adepti-pazienti della sua setta. «Ci abbiamo provato, a interpretare, poi abbiamo lasciato perdere», hanno confidato i Carabinieri.

Ma a cosa serviva tutta l’enorme messa in scena? Forse davvero a recuperare una percentuale del valore nominale scritto su quegli affascinanti pezzi di carta?

I Carabinieri di Belluno si sono fatti un’altra idea: forse Lampis voleva poter esibire un documento di un commercialista "vero" che testimoniasse di avere in deposito titoli Usa per 500 milioni di dollari sui quali si stavano compiendo delle verifiche. Un documento, forse, da mostrare a qualcuno come garanzia, magari per un prestito o per un investimento. È tutto da chiarire. Ma in passato (pochissime volte) è già successo, nell’ambito del narcotraffico.

E resta una domanda, che i Carabinieri si fanno a voce alta: perché anche questo Lampis ha puntato su Belluno?


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