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Martedì 4 dicembre 2018 ‐ S. Barbara

L’Italia e il mondo, in un minuto (Sir)






Eurogruppo richiama l’Italia sul bilancio ma insiste: avanti con il dialogo. Francia, i gilet gialli si dividono.

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Politica, Eurogruppo richiama l’Italia: «rispettare le regole». Dagli imprenditori ultimatum al governo: «pazienza al limite»

«Sosteniamo la valutazione della Commissione Ue e raccomandiamo all’Italia di prendere le misure necessarie a rispettare le regole del Patto di stabilità»: è la valutazione dell’Eurogruppo, riunito a Bruxelles, sul bilancio italiano. I ministri economici dei Paesi membri dell’Unione europea aggiungono di sostenere «il dialogo in corso tra la Commissione e le autorità italiane». Non si parla dunque di procedura di infrazione nel comunicato emesso ieri in tarda serata per non ostacolare le trattative in corso con il governo di Roma. Di fatto l’Italia è ritenuta un fattore di rischio, come sottolineato dai ministri europei e da Goldman Sachs che, in un rapporto diffuso in giornata scrive: «la crisi di bilancio che rimane irrisolta e l’economia italiana che ci aspettiamo flirterà con la recessione all’inizio del prossimo anno». A Roma prosegue l’attività del governo per rivedere la manovra anche se il premier Giuseppe Conte afferma, a chi gli chiede se stia operando per riportare il deficit sotto il 2%: «Non sto lavorando a questo obiettivo». Un richiamo forte al governo è giunto anche dall’iniziativa che ieri ha visto riuniti a Torino tremila imprenditori arrivati da tutta Italia alle ex Grandi officine riparazioni, per la manifestazione organizzata per sollecitare il rilancio delle infrastrutture a partire dalla Torino-Lione. Pressanti le richieste al governo su revisione della manovra, rilancio degli investimenti, azione per infrastrutture e rilancio della crescita. «La pazienza è al limite», è stato affermato dal palco. L’incontro «Infrastrutture per lo sviluppo. Tav, l’Italia in Europa» ha visto la partecipazione dei presidenti nazionali di Confindustria, Casartigiani, Ance, Confapi, Confesercenti, Confagricoltura, Legacoop, Confartigianato, Confcooperative, Confcommercio, Cna e Agci.


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Cronaca, Sicilia, 46 arresti contro la nuova Cupola. Il boss sarebbe Settimino Mineo,80 anni, ufficialmente gioielliere

Rinasce la Cupola di Cosa nostra secondo un’indagine della dda di Palermo che ha disposto oggi il fermo di 46 persone tra cui il nuovo capo dell’organizzazione. Il fermo è stato eseguito dai carabinieri del comando provinciale. Le accuse per gli indagati sono di associazione mafiosa, estorsione aggravata, intestazione fittizia di beni, porto abusivo di armi, danneggiamento a mezzo incendio, concorso esterno in associazione mafiosa. Settimino Mineo, 80 anni, ufficialmente gioielliere, un «curriculum» mafioso di decenni, è - scrive l’Ansa - il nuovo capo di Cosa nostra: emerge dall’inchiesta della dda che ha portato alla serie di arresti. Dopo la morte del boss Totò Riina, sarebbe stato designato al vertice della commissione provinciale che da anni ormai aveva smesso di riunirsi, segno che i clan avevano scelto di tornare alla struttura unitaria di un tempo. Già condannato a 5 anni al maxi processo istruito da Giovanni Falcone, fu riarrestato 12 anni fa per poi tornare in libertà dopo una condanna a 11 anni.



Francia, «Gilet gialli liberi» riferiscono di aver ricevuto minacce. La protesta violenta sta prendendo il sopravvento

I rappresentanti dei «gilet gialli liberi», che si erano detti disposti a trattare con il governo francese per «un’uscita dalla crisi», non saranno a palazzo Matignon con il premier Edouard Phillippe. Ai media francesi alcuni di loro hanno parlato di «ragioni di sicurezza». In realtà il movimento, che aveva innescato proteste in tutto il Paese contro il caro carburante, è sfuggito di mano ed è ora attraversato da fazioni violente e destabilizzatrici. Lo stesso movimento si divide al suo interno. Lo ha denunciato ieri Jacline Mouraud, una delle leader della protesta: «è allucinante. Il movimento iniziato pacificamente sta sfuggendo a ogni logica e ragionevolezza. Oggi non so come riusciremo a uscire da questo marasma», ha aggiunto, dicendosi «agghiacciata» dalle distruzioni di sabato a Parigi. Mouraud ha rivelato ai media francesi che la parte «pacifica» del movimento sta ricevendo decine di minacce di morte dopo la loro offerta al governo di aprire un negoziato con il governo, del quale peraltro chiede le dimissioni. «Questi gilet gialli sono una specie di ragazzini anarchici, manipolati»; non vogliono trovare «alcuna soluzione» ma soltanto «fare casino». Il movimento era stato avviato in risposta all’aumento delle tasse sul carburante proposta dal governo. L’esecutivo di Edouard Philippe ha provato a giustificare la misura con la lotta al cambiamento climatico, ma il rifiuto dei cittadini a questa versione è stato netto e il malcontento è montato rapidamente. Recentemente i presunti rappresentanti dei gilet gialli hanno consegnato ai media e ai politici un elenco di 42 richieste che comprendono alloggi, tasse più basse e un aumento del salario minimo.



Regno Unito, la premier Theresa May dichiara «se il parlamento boccia l’accordo sul Brexit non mi dimetto»

Theresa May insiste. Anche se il controverso accordo di uscita dalla Ue da lei siglato con Bruxelles venisse bocciato da Westminster l’11 dicembre, la premier britannica dichiara l’intenzione di voler restare a Downing Street. Nel corso di un’intervista per il programma This Morning su Itv, la May si è dimostrata ottimista e determinata a battersi per la ratifica parlamentare dell’intesa. «Il mio compito è garantire che il governo faccia quello che la gente ci ha chiesto, ovvero lasciare l’Ue, ma nel modo migliore possibile», ha ribadito la premier.



Terra Santa, presidente palestinese Abbas in Italia incontra Mattarella, Conte e il Papa. A Francesco dice: «contiamo su di te»

La difficile situazione in Medio Oriente, la questione dei due Stati, Israele e Palestina, e il nodo sullo status di Gerusalemme. Il leader palestinese Mahmoud Abbas è giunto in Italia ieri per riaccendere i riflettori sulla martoriata area, per dire che gli Stati Uniti «non possono essere gli unici mediatori» e per chiedere aiuto a tutta la comunità internazionale, come affermato al quotidiano La Stampa il presidente stesso. Un aiuto che secondo Abbas potrebbe arrivare dall’Europa per cui auspica un ruolo in merito più forte. Abbas ha incontrato il Papa, il presidente Mattarella e il premier Conte. Per il Papa e Abbas è stata la quarta udienza, un faccia a faccia di venti minuti dal quale è emersa la necessità di riattivare il processo di pace tra israeliani e palestinesi con un attenzione allo status di Gerusalemme, sottolineando l’importanza di riconoscerne e preservarne l’identità e il valore universale di città santa per le tre religioni. Su tutto emerge - sottolinea Euronews - la frase di congedo del leader palestinese, lui musulmano, rivolta al capo della cristianità: «Contiamo su di te».



Ungheria, dopo le pressioni del governo la Central European University di Soros lascia Budapest per Vienna

L’Università fondata dal magnate americano d’origini ungheresi George Soros lascia Budapest. Ora è ufficiale: i corsi della Central European University dal settembre del 2019 saranno tutti a Vienna, come era stato annunciato. Il rettore Michael Ignatieff in un discorso ha parlato di «un giorno buio». Ha aggiunto che «non possiamo continuare a giocare per un altro anno e nemmeno per un’altra settimana. Abbiamo una università e vogliamo trasferirla in un altro Paese, l’Austria, dove non si gioca a questi giochi. Un Paese dove il ruolo della legge e il rispetto delle libere istituzioni, valgono ancora qualcosa". L’ateneo aveva riscontrato duri attacchi politici e legislativi da parte del governo e del premier Viktor Orban. Per la prima volta, ha sottolineato ancora il rettore, un’istituzione americana viene cacciata da un Paese membro Nato in violazione arbitraria di ogni diritto alla libertà accademica. L’università chiude dopo la riforma dell’istruzione voluta da Orban che vieta agli atenei stranieri di consegnare diplomi in Ungheria senza un accordo tra i governi nazionali. Accordo che Orban si è rifiutato di firmare con lo Stato di New York dove è legalmente basata la Central Europe University fondata nel ’91 da Soros.


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